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sabato 5 gennaio 2013

La mia Befana

Siccome questa sera di vigilia del secondo Natale del bambinello, sento qui dentro (e non saprei dir dove), un formicaio di malinconia,  mi sono fermata, nell'andar leggero dei miei giorni tra le cure quotidiane e i miei silenzi, per guardar dentro, proprio stanotte,  la soglia di un'antica Epifania, quando, bambina attendevo non la calza (che non era abitudine in casa Ponti, attendere la Befana), ma una cometa filante che mi indicasse la strada da percorrere che, certo, non era quella dei fratelli e nemmeno, per carità, quella indicata da mia madre. Mio padre. Mio padre, sì, doveva averla la sua stella, ma mi pareva che l'avesse smarrita per strada, come caduta da una tasca bucata... Sicché seguirlo, e mi sarebbe piaciuto, non potevo. Cercavo, dunque, non i dolci, non i cioccolati, ma una stella, lassù, che mi guidasse nel cammino che sapevo, pur ignara, trasparente, mi avrebbe condotto sulle rotte del veliero di Peter Pan, nella mia personale isola che non c'è. Ma c'era, c'era l'isola mia. Il primo approdo nel golfo della quiete, a ripensarci ora, è stato, lui ignaro, un certo Quirino, detto Riro, che era amico dei gemelli e mica mio. A lui, a lui solo - credo - devo il primo palpito nel respiro di quell'altro mondo che doveva diventare mio. Poi ci furono altri e molti incontri. Mi bastava uno sguardo per saper che gli occhi  che mi erano di fronte abitavano, loro pure, il mondo mio silente. D'un tratto, nel riso mio d'argento, un ricordo si porta via la mia mestizia e il mio ragionare sull'ali di Pindaro e d'Orazio, nell'attesa del volo notturno della Befana, e giù, per terra, con i piedi nelle scarpe.. Sono ragazza e un poco di più e mi trovo naso a naso con una compagna di scuola, una gran signora alta e magra e dai grandi occhi di pece, una che oggi è professoressa all'Università e che è seria come i pittori grandi che studia e ama. Mi fece, in quel nostro incontro di intimo colloquio d'anime: "Sono tua amica soltanto perché lo ha voluto mio marito ché quando, anni orsono, mi disse Ester, di Ester devi essere amica, io gli risposi: "Ma di chi? Di Ester Ponti? Di quella ..." Lascio a voi immaginare che paroletta gentile usò per raccontar le arie mie e come la parolaccia sua ci fece, nel riso, ancora più vicine...Auguri a tutti!

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