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sabato 5 gennaio 2013

Gli auguri di Ele

Anno nuovo e benniposh nuove
Se saltellando sui sassi affioranti del fiumiciattolo che è stato la mia vita, torno a ritroso nell'inconsapevolezza mia di giovanetta, mi vedo, come in una fotografia, distesa, il corpo al sole, sulla sabbia di Cala dei Gigli, un libro tra le mani, nella geometria di brezza e libertà della mia vacanza sarda. Leggevo, leggo e, a Dio piacendo, continuerò a leggere. Sono come i semi i libri; letti, al momento, sono nutrimento soltanto, ma poi  si fan germoglio e sbocciano al voler loro in un dischiudersi di petali, nelle gemme della solitudine. Un albero, così, cresce, silente, laggiù, nella segreta stanza dove abita la verità. Cresce quell'albero, nelle parole di chi, raccontando i casi suoi, riesce, nel mistero della vita, a parlare a ciascuno di noi, facendosi specchio nostro nel mondo. Nell'orizzonte mio, turchino, rami dell'albero: Dolores Prato e Gogol e la Morante e la Mansfield e poi Clotilde Marghieri e Paola Drigo e non vorrei offender altri nei miei loti aranciati, ma le liste mi paion tutte come quelle di Antonio... Sicché, basta, la finisco qui e passo e chiudo e, a gambe alate, di Mercurio, apro una finestra su Ele che è un bambino di mia conoscenza, un tipino che ora deve avere sei anni, ma quando accadde ciò che vado a raccontare non ne aveva neppure quattro, credo io. Ebbene, figuratevi un Capodanno di qualche anno fa,  un cenone di una certa eleganza, tra amici o qualcosa di meno, una di quelle feste in cui  le mamme stan sulle spine perché i figlioletti, immacolati nei pantaloncini corti, faccian bella figura, con grande creanza in un luccicar di porporina d'oro e d'argento. Il nostro Ele, alla compagnia dei coetanei perduti nelle macchinette loro, preferiva la solitudine, il naso in un volume alto e corposo che parlava di draghi e caverne. E tutti lì a dir, ma che bravo e complimenti, e la mamma felice. E' mezzanotte, si brinda, si fanno gli auguri. Ele, in un canto, di sbadiglio pronto. Un certo signore tira fuori la telecamera e via a domandar agli invitati, grandi e piccini, che cosa ci s'aspetta dal nuovo anno. Una passerella di banalità in forma di parola ben educata. Ele! Dov'è Ele? Sentiamo Ele. Cerca di qua e cerca di là, il libro orfano sul tappeto rosso. "E' qui, è qui!". Festanti. Nel silenzio si udì l'augurio di Ele: "Siete tutti puzzolenti!".

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