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martedì 15 gennaio 2013

Era una notte buia e tempestosa

Ci sono giorni in cui il mondo, con tutte le sue grane in forma di aspro grappolo d'uva, senza la grazia dei pampini, pare precipitar sul collo e sulla schiena mia, ma anche di altri, si sa, e mal comune mezzo gaudio, olè. C'è il notaio da chiamare e l'avvocato che aspetta al cellulare perché certi editori mi han scippato, senza pagarmi, una traduzione sana, mia da dieci anni per la delicata questione dei diritti d'autore, e che ora è già un libro loro, con la copertina nero seppia, bello, uno dei tanti della collana Lama nero,  che costa tanto e quanto e olè; e non dimenticar, Ester, che si stringono i tempi per firmare il contratto sardo e che la mia Cinquecento, color neve e vecchia e tossicchiante, deve passar, ohilei, la revisione! La testa mi gira nel turbine, mentre stiro questo e quello (invano) per farne materiale lavorato e pronto per essere archiviato in certe cartelline a righe che ho acquistato da Lidl qualche tempo fa e che, aperte, sembrano, vezzose, schiacciarmi un occhiolino...
Sono lì tutta presa dal filo arrotolato delle cose e dei conti che sembran non tornare mai, quando, la porta mi chiama.. Suonano. Corro lungo il corridoio, intanto schiaccio contro l'orecchio il telefonino e parlo con un agente Tecnocasa che, fin dalla voce, mi pare uno da invitare a cena. Suonano, impazienti. "Mi scusi, mi scusi, caro Vincenzo...". E ripeto la domanda: "Chi è?" Nessuna risposta, ma, dopo una manciata di secondi, il campanello, drin, torna a chiamarmi ad alta voce e anzi sembra impennarsi, come un poco seccato. Ho finito di parlare con Vincenzo, passo e chiudo e mi dedico al mio misterioso amico muto dall'altra parte dell'uscio. "Chi è?, torno a chiedere. Finalmente arriva una voce: "Senta, sono qui da mezz'ora ad aspettare i comodi suoi. Mi dica, che cosa aspetta ad aprire? Ho la fortuna in mano per lei e lei se ne sta lì a cucir le pezze d'Arlecchino, son cose, via...". Un sospiro. Pure.  Io, basita, torno a chiedere e quasi zagaglio: "Sì', ma lei chi è?". La risposta imbronciata, lo giuro, è stata: "Bè, glielo dirò quando mi aprirà la porta e saprò chi è lei!". La porta non l'ho aperta, potete giurarci, ma dall'abbaino aperto sul pianerottolo ho veduto andare via un tipo cui mancava il cappello floscio e rosso, da nano, per sembrare Rumpelstilskin. Insieme con la fortuna, quel personaggio uscito paro dalla fiaba di Biancarosa e Rosella (che amavo...) si è portato via il mio malumore. Il mondo, lo so, può sempre attendere, basta farci su il teorema di Pitagora...

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