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sabato 19 gennaio 2013

Capelli di neve


In un’estate d’argento, perduta nel gomitolo del tempo che non ritorna, ci sono io, piccola; e con me c’è Silvia, piccola come me, e come me bionda. Io, fratelli, a scialare. Silvia soltanto uno, Carlo, ma tutti lo chiamavano Carletto ed era uno come tanti, i capelli color castagna, la faccia un po’ così; uno qualsiasi, se non fosse che, sulla nuca, lì dove la capigliatura si scioglie sul collo chiaro, aveva un ciuffetto di capelli color panna, pallidi, teneri, un vezzo che mi incuriosiva assai. Perché mai la natura, o Dio, gli avesse concesso quella scintilla di neve in mezzo a tanto bruno, io non me lo spiegavo proprio e, appena potevo, sbirciavo di sottecchi quel piccolo, ai miei occhi, portento. Lo ritrovai molti anni dopo al Mater Dei nella personcina magra di una ragazzina russa che arrivò, avvolta di mistero, in non so più che classe sotto la mia. La massa di capelli dietro erano lunghi, castani, né più né meno di quelli nostri che pure erano sempre raccolti in trecce e code di cavallo e i suoi manco per niente. Ma davanti… davanti aveva due frezze bianche che parevano due ali di colomba e che le ricadevano sul naso in turbine di neve. E oggi, come allora, persa tra i miei pensieri d’argento inseguo, nel mio personale quadretto del mondo, quel mistero candido. E mi par di vedere la vita vera, eterna , antica, bianca , spruzzar di sale il mutamento...   

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