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martedì 1 gennaio 2013

Buon anno, nel profumo del Calicantus

Non son calicantus, ma gigli di sabbia, belli come di seta e di polvere di stelle
E sia, buon anno a tutti. E' così che si comincia il primo gennaio, al risveglio quando il mattino, danzando, col pennello colora il cielo e i tetti delle case e anche il cuore; è così che si comincia, buon anno, come nelle favole il c'era una volta. E sia, dunque, buon anno, ché questa nostra Italia, un poco spenta, se lo merita, eccome, un buon anno, di raccolto di grano e di spighe generose, dopo tanto camminar nel deserto... Io credo che ogni anno, anche quello che nella memoria sembra acceso di buio, come chiuso in un sacco, porti con sé un dono segreto che tocca a ciascuno di noi trovare nella collana dei giorni, nel mazzo delle ore mescolate come dopo una partita a carte. Ricordo, ricordo, come fosse accaduto un minuto fa appena, il regalo che mi portò un anno nuovo, forse il millenovecentosettantotto, chissà; ricordo, ricordo ché squillò il telefono e mia madre mi disse, rispondi, rispondi per me e se è la tal signora, dille, di grazia, che sono fuori casa. E io, una domanda muta: ma come, mia madre, mia madre, viva, mi predicava la sincerità, le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo e non dovevo dirle, mai, croce sul cuore. Risposi, era la tal signora, mentii. Fu per me quell'anno il regalo incartato dall'esperienza, più  ancora importante delle telefonate che arrivarono, per me in boccio, dagli amici dei gemelli, fatti accorti della sorellina minore... Il mondo, una vetrina, capii, e gli uomini, anche mia madre, che era per me di allora stella di perfezione, un gioco lucente di pensieri nascosti e maschere d'oro e d'argento.  Allora, sì, proprio allora, con l'anno nuovo appena nato da Crono e da Rea, cominciò il mio viaggio che dura anche oggi tra sentieri selvaggi, nel profumo invernale del Calicantus (che amo). Proprio allora finiva quello di mia nonna Stella. Ricordo, ricordo che, dopo di me, fu lei a tirar su la cornetta, compose il numero dell'ora esatta, e al disco in voce che ripeteva in litania ore e minuti rispose, radiosa: "Grazie signorina!".

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