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mercoledì 30 gennaio 2013

Amiche per sempre


Ci siamo trovate, lei e io, in un baretto bianco seduto sul  vispo marciapiede di Viale Libia. Eravamo fanciulle, siamo donne; io precipitata nell’Ade e rinata, nel mistero del mito, Demetra, lei ancora Persefone, nei ricci dei capelli neri che paiono le serpi di Medusa, seduta in due occhi chiari (ma come mai, mi dico, li ricordavo, io, scuri…) che  sembran guardare alla soglia, la mia, con un tremito misto di desiderio e paura…
Io, nel mio azzurro, scendo nella  gran cisterna di Istambul, a  cercar le forme di Medusa...
 Ci siamo trovate, nel bello di quello che ci è accaduto negli anni, i figli e la vita, io e lei, come allora, a Siviglia, e non avevamo, entrambe fanciulle, che due decine d’anni. Nel balzo del tempo a ritroso che mangia il confine del fiume, siamo di nuovo, nella memoria mia accesa, io e lei, nel Barrio di Santa Cruz, cercando una stanza per due, ché lei ha il cuore gitano e io, in un pensiero catalano, tutta quanta nel ricamo bianco del Guadalquivir. Siamo lì, nella sera, dentro e fuori case silenti dove si affittano stanze. Ce ne sono in alto, al confine col cielo, nei candidi merletti dei musi di muro; e ce ne sono in basso, cullate dall’acqua che sgorga in fontana nell’ombra del patio che è cuore alla casa. Io, nello spirito alato, dico su, su, con le finestre aperte sul cielo. Lei (e aveva ragione…), giù, dabbasso, nella frescura, nel buio, nell’Ade. Sapeva allora (e io no), ciò che fatica a ricordare ora, travolta com’è dal sole  d’agosto che cucina la nostra amara modernità senza radici… 

1 commento:

  1. Difficile ritrovare la complicità quando si sono percorse lunghe strade diverse....
    Un abbraccio Rita

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