Pagine

martedì 18 dicembre 2012

Un altro Natale



Una rosa per un Buon Natale!
Voi, Padre Franco, non lo conoscete, ma io sì e sono qui, se avrete voglia di farvi prender per mano, per descriverlo ché un altro frate come lui, bè, secondo me, a capar molta verdura in saio, non si trova. Allora, con la pazienza che è nipote del Natale, vestito di bianco, io sono qui e vado avanti con le parole, ma sottovoce, perché di rumore, in giro, ce n'è già troppo, immersi come siamo in un torrente in piena scritto in neretto e casomai anche urlato. Allora, in punta di piedi, venite con me e figuratevi un tipo smilzo, sulla settantina,  alto, con un gran naso e i capelli, grigi, un poco lunghi; gli occhi, due nocciole, ricoperte di cioccolato, la lingua sciolta di chi gli uomini, le cose, Dio e il mondo li sa mescolare insieme al sale e alla farina per poi cucinare uno sguardo d'istrice che è di pepe e di miele insieme. Siamo in sacrestia, lui, io e un altro; tutt'intorno, distesi sui tavoli apparecchiati con tovaglie un poco stinte che dovrebbero essere invece color abete, robine e robette del mercatino natalizio che ho aiutato ad allestire, con Cetta e Pina, qualche giorno orsono. Siamo lì, dunque, e io, entusiasta, a parlare del concerto natalizio di sabato scorso, che portava il fausto (anche lui) titolo di Adeste fideles. Parlo col sole in fronte delle soprano e delle arie e delle canzoni natalizie, della musica che avvicina a Dio e di tante altre illuminate parole al vento. Parlo, parlo e mi sento parlare e mi dò fastidio io per prima... Lui, che per anni (e ora non più) ha insegnato al Conservatorio di Firenze, zitto e mosca. Io proseguo, perduta nella mia visione che dipinge di angeli in coro anche il nero di seppia. Di colpo, basta, mi blocca e, scherzando oppure no, fate voi, mi dice: "Ester, lo sa che cosa mi diceva il mio maestro al Conservatorio, quando i capelli eran color castagna? Oh non andate ai concerti, mai, ché sono una perdita di tempo, la musica si studia, non si ascolta...". E poi via, in ascensore, libero dalle catene del Natale nostro, televisivo, che riempie orecchie e anima di parole consumate come le scarpe dei pellegrini. Io, nuova, silenziosa, natalizia.

1 commento:

  1. .....:) Bè, ma se nessuno ascolta ...allora a che serve la musica?
    Non tutti sono in grado di studiarla....o forse padre Franco non era entusiasta come te dell'esecuzione....ma la musica "dentro" la sentono anche gli stonati come me.

    Buon natale Ester! Rita

    RispondiElimina