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venerdì 14 dicembre 2012

Tortelli alle spezie

Ancora una benniposh

Scendevo verso la Madonna dei Monti, dalla stazione, dove ero andata a comperare i biglietti del treno che mi porteranno, per le vacanze di Natale, verso  Nord, lasciata la mia Roma bella a certi amici cari che vogliono far due passi con Cesare e Pompeo, casomai anche nel cuore barocco di Pietro e di Paolo; scendevo, dunque, e in testa, arrotolato al modo di turbante, il tre per due dei regali a questo e a quella, nel pensiero del desiderio altrui che è sempre un mistero grande. Tutta presa dal filo mio, scorgo in lontananza, con il terzo occhio che a volte è aperto e altre, invece, no, un certo omino vestito d’arancione che, in quel via vai di passi frettolosi, vestiti di nero, marrone e grigio, pare nelle sue vesti sciolte color zucca un piccolo sole appena sorto nel grigiume dell’asfalto. Danzano le vesti sue, scodinzolando tra le gambe scure, ma io, un’occhiata distratta, e via, sono già all’altezza del Despar e lui, a occhio e croce, come si suol dire, è ancora davanti all’Ibs. Cammino verso il largo di Magnanapoli, per girare poi a sinistra lungo la Via Milano che si tuffa sulla destra nel tunnel per abbracciare poi, in fondo alla Propaganda Fide, piazza di Spagna. Penso: una De Casalis a Michelle e, per Jane, la Morante tradotta, ohimè, nel lontano 1948. A Lisa una bennibag, che ancora non ne ha mai avuta una; per Lydia non so. Perduta nel girone dei doni natalizi, mi ritrovo a saltar l’incrocio in Via Milano ed eccomi, passato il semaforo che parla per fischi ripetuti, proprio in cima a Via del Boschetto, scomoda come sono scomode le strade senza marciapiede. Sono lì pronta a lasciarmi alle spalle la Via Nazionale, tutta quanta larga e piemontese,  nella lottizzazione De Merode, per infilarmi nelle scure straduzze della Roma papalina,  che avevan nomi popolani e sobbalzi e anima,   quando mi sento afferrar per una spalla. L’omino arancione, con il suo bel terzo occhio disegnato sul ponte del colmo del naso, da un occhio all’altro, mi fa, con un accento al ragù di Bologna: “Oh guarda che noi siam vegetariani. La carne non la mangiamo mica e neanche le persone…” E mentre mettevo il mio tondo euro nella ciotolina sua mi sono ritrovata occhio nell’occhio - il terzo - con lui, in una delizia indù, al profumo di sandalo e di curcuma, in un girotondo di tortelli alla zucca modenese… 

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