Pagine

domenica 2 dicembre 2012

Il sole all'Ikea


Vi presento le mie benniposh..

Oggi, eccomi, perduta tra la folla di visi e gambe di persone che fanno il giro completo, recando carrelli colmi e bimbi appesi, dell’Ikea Porta di Roma. Li osservo mentre scelgono, in trilli di risate, e comprano e pagano, tutti quanti ordinati in un serpente, invece, disordinato che si attorciglia tra la merce, in un aprir e chiuder varchi dove io m’infilo dopo aver tagliato a metri le stoffe per le mie bennibags e per le mie (nuove) benniposh, per poi emergere, libera, nel piazzale grigio dove il sole di questo amato dicembre, il mese mio, il mese degli arcieri – pare farmi una riverenza da lassù... Osservo gli stessi di prima, o diversi, ma uguali, salir, a gregge, in solitaria, a braccetto, in tre per due, nello strozzo delle scale mobili che conducono alla bocca del centro commerciale.
Entrare e passeggiare è tutto in uno, mentre i sogni si fan realtà nelle vetrine di Accessorize, di HM e questo e quello, dove si sfarinano i valori antichi, regalando a noi moderni l’estasi del desiderio, l'illusione della felicità. Io, con loro, su e giù, in un volteggiar di mal di testa che va e viene come la marea umana che mi investe. D’un tratto, mentre son lì che faccio la corte a un paio di stivali neri, mi sembra di vedere, tra la gente, una faccia nota color panettone di Milano. Giro gli occhi, lancio lo sguardo al pieno; sì, è proprio lui, Mareggi: cammina a schiena anche troppo dritta, il collo stretto in una sciarpetta turchina. E’ lui, è proprio Mareggi, un collega, un giornalista sportivo che lavorava con me or son sei anni. Vorrei chiamarlo, ma il nome non lo so. Nessuno lo chiamava per nome: era Mareggi e stop. Sempre abbronzato, con un naso che arrivava in tempo agli appuntamenti, Mareggi parlava, tartagliando, il romanesco. Parlava, si fa per dire. Perché per lo più taceva, facendosi bellamente i casi suoi. Un pomeriggio di un’estate grigia, lo ricordo come fosse accaduto ieri, entrò nella stanza mia e di Carla e, senza dir ciao o altro, sbottò, nel balbuzio suo: “Uuuunn eestate seeenza sooole è cooome una donna seeenza culo”. E poi addio.

1 commento:

  1. Vedo che stai diventando una specialista nella produzione di benni...di tuttounpò :)
    sei davvero brava.
    Bella anche la battuta del tuo collega...che però non hai chiamato mi pare.
    Buon inizio di settimana Rita

    RispondiElimina