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domenica 11 novembre 2012

Lorenzo de' Medici a Roma

Scrivevo di politica, io? di politica? Sì, io, sciolta nella letteratura, scrivevo di politica. Ogni santissimo pomeriggio, per sei giorni in fila a tenersi per la mano. Compreso il sabato. E che politica: miei erano il Consiglio superiore della magistratura che solo allora, nata ieri, scoprii esser di casa in Palazzo dei Marescialli. Sicché, una volta, scritto per intero il Consiglio superiore della magistratura potevo scegliere allegramente, per non ripetermi, tra vari sinonimi, ovvero l'acronimo Csm, per corto, altrimenti visto si stampi per Palazzo dei Marescialli, oppure anche, per lungo, l'organo di autogoverno dei giudici. Scoprii, nata ieri, che a presieder il "sodalizio dei giudici" (alternativa, questa, da usare col contagocce, solo in caso di emergenza, beninteso) era (ed è) il nostro Presidente della Repubblica che potevo chiamare anche Capo dello Stato o, per amor di fantasia, persino inquilino del Quirinale, che non è niente male, visto che prima del 1870, sul Colle (come si può scrivere in alternativa) ci abitava il Papa Re.  E c'era, sui miei libri, il ministro della Giustizia che si può chiamar Guardasigilli (oh quanto suona bene!) e il suo ministero anche semplicemente Via Arenula... Oh beati giorni delle sessanta righe che per alcuni non sembran finir mai... Scrivevo, al sapor dolce dell'abitudine, col mio mestiere consumato nelle ore e temperato da Rizzon, in capo la notizia, poi i commenti di qua e di là,  cambiando nel tempo i nomi dei partiti, ma non punto le idee e i dettagli in coda e la sera era già scesa a coprir di velluto nero il cielo che colorava tutt'intorno il campanile mio di San Silvestro in Capite, nel volo dei gabbiani che spento il lume del sole, diventavano di un colore argenteo e pallidi spettri in volo radente. Scendevo in corsa le scale di marmo arrotolate sulla spina dorsale del gran palazzo Marignoli, che era di una famiglia antica e ora, segno dei tempi, è di una assicurazione...

Il Tritone con la sua acqua di ghiaccio. Le foto sono di Carla
Scrivevo di politica, tutti i santi giorni e ora non più. A stento accendo il telegiornale perché a guardare certe facce d'oggi mi sento come nell'abbraccio del mar glaciale artico. Ne faccio a meno, tanto non devo più seguire tutte le agenzie, chiamare questo o quell'onorevole, tenermi informata su Cdm, commissioni, aula, sciropparmi tre tiggì di fila per non perdermi un veleno o due righi di battuta o che so io. So a stento i nomi che fan notizia. Ma uno mi è arrivato dritto dritto, per puro caso, addosso l'altro ieri, mentre dividevo un taxi con un certo signore fiorentino che, guarda caso, andava proprio dove dovevo andare io e perché non far somma delle spese. Saliamo. Prende a parlarmi fitto fitto del sindaco suo che proprio non gli garba. Io, zitta ché a malapena del Renzi mi ricordo  le camicie bianche, di neve e candeggina. Il mio fiorentino, con quella parlata lì che proverò a tradurre in nero, sbottò: "Oh che 'un lo conosce, ovvia, l'è 'un bischero sempre in televisione, l'è il più gran pallone 'onfiato, proprio 'onfiato  ohvia 'un è miha Lorenzo". E chi è sto Lorenzo, mi domando e cerco di far tre per due con i nomi di oggi che mi suonano all'orecchio. Nulla. Buio. Per fortuna siamo alla meta. E lui, scendendo con un sorriso, mi fa: "'Un ci pensi a Lorenzo l'è bell'e crepato da cinquecent'anni...".

1 commento:

  1. .....Maremma 'he roba! :) I toscani a volte superano i napoletani
    :)
    (parto domani...).un abbraccio Rita

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