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venerdì 2 novembre 2012

Il filo d'oro d'Arianna


Nel balzo del giorno, quando viva è ancora la speranza di un buon mattino, in cui specchiare l’anima ancora calda dei sogni della notte, faccio i miei bei calcoli per dividere le ore che sono alcune delle mani, altre della testa, e tutte mie quelle del pensiero. Per le prime mi necessitano  secchi e stracci e pentole e padelle e di sottofondo, per il cuore, che so io, Monteverdi nel magnificat  o il mio (e di Bach) amatissimo Buxtehude; per le seconde mi servon le mie carte e la mia penna parker vestita di verde marino: ci sono documenti da mandar via in forma di fax o solo da firmare, ci sono telefonate da fare al geometra per il condono edilizio o al notaio per la procura. o che so altro io. Le terze, eh no, quelle sono tutte mie, segrete, in punta di piedi, vicine al mondo come lo è il Paradiso. E sono chiuse nello scrigno segreto della mia anima. Non ho strumenti da usare; non ho documenti da firmare, ma nuda, nel nulla che è tutto, mi danzano dentro e salgono e scendono lungo la corda che ho dentro, rincorrendosi nella mia dorata consapevolezza.
Io, , oggi,  finalmente libera; non come allora... 
Un giorno, in una di quelle ore lì, per me sacre come è sacro santificar le feste, mi telefona una delle amiche che cerca da me risposte, conforto, contenimento o fate un poco voi che cosa. Io ascolto, lei parla. Io, di scarne parole, lei un torrente di montagna liberato dai rami caduti e dalle dighe dei castori. E mentre son lì, con l’orecchio grande alla cornetta, squillano cellulare e campanello, mio  marito, nell’eco del corridoio, mi chiama: è sotto la doccia e l’acqua calda è chiusa e Leonardo gironzola per casa, ha fame di cibo e di vita. Va bene, mi dico, scendo, scendo dalla mia scala d’oro. E dopo aver chiuso con l’amica, risposto a cellulare e a campanello, acceso l’acqua per il marito e messo in forno una bruschetta per il figliolo, mi siedo accanto al mio angelo e riprendo il filo d’Arianna che mi conduce, segreto, fuori dal labirinto…

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