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martedì 27 novembre 2012

Gogol a Roma



Camminando lungo i sentieri dell'anima

Tra tutti gli scrittori russi, che pure amo in un mazzo, tutti quanti – Tolstoj e Turgeniev e, oh, il mio Cekhov! – quello con cui andrei fuori a cena, a passeggiar tra il Pantheon e Via Sistina, e forse anche più in là (magari potessi in una seduta spiritica di nonna Stella…), è Gogol. Non so voi, ma io, “Le anime morte”, l’ho letto in un fiato, non so più quante volte, ma tutte quante – nessuna esclusa – mi hanno lasciato la memoria chiara, precisa, ritagliata in un quadretto di gioia, di una risata sommessa, argentina (la mia), un rumor di ruscello a piover sull’anima nel legger, squadrate, precise, le dolci miserie dell’umanità, cucinate nel soffritto speziato della carità. Mi pareva di vederlo, chino allo scrittoio, il mio Nikolaj, e io a preparargli un caffè sul samovar, mentre l’inverno cosacco scendeva a chiuder le tende della notte ucraina… Scrivo questo, perdendomi nell’amore che ho per le parole e per chi sa usarle con grazia, con gli occhiali rosa della santa ironia che oggi, nei libri, non mi par di scorgere più; come se le lenti si fossero perdute nelle pieghe caduche, virtuali della forsennata modernità; scrivo di Gogol mentre la televisione manda in onda, mio Dio, il film del mondo al contrario, che era ed è quello di Cicikov, un maldestro truffatore, in crinoline, che fa la parte solenne, stirata del gran signore. Scrivo delle anime morte e rivedo, in un film, bello, bellissimo, Gogol a passeggio per le strade della sua amata Roma che gli faceva venir voglia (e anche a me) di trasformarsi in un “enorme naso con narici grosse come secchi per farci entrare almeno settecento angeli”. Scrivo di lui e, di fronte alla vita che scorre nelle immagini e nelle parole dei giornalisti televisivi, mi arrendo e, d’un tratto, mi par di capire, fresca nella mattina rosa che sorge, perché, un giorno amaro Gogol decise di bruciare la seconda parte delle sue anime, mandando Cicikov al rogo.

1 commento:

  1. Ho battuto le mani a questo splendido pezzo che sembra una danza...una musica...
    Brava! sai proprio giocare bene con le parole.

    Un abbraccio e un sorrisone
    Rita

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