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giovedì 15 novembre 2012

Capelli bianchi


Quando, or sono due manciate buone d’anni, cominciai a far la giornalista io, i colleghi con i capelli bianchi (non tutti, beninteso) eran, ora lo so, tutti diversi da quelli che i capelli bianchi ce li hanno ora. I primi, cucinati nel pensiero magari nato per strada, impanati nella filosofia del quotidiano, erano un tutt’uno con l’umanità profonda e guardavano alle miserie del mondo con gli occhiali di cioccolata dell’ironia che salva dai furori scalmanati del sentir comune. Essi, nella radice del tempo, sapevano  -meglio non so dirlo e spero di esser chiara - calibrar la critica con la mondana consuetudine con l’animo umano che è sempre quello, ahimè, nei secoli. Questi di oggi, invece,  o fan da grilli parlanti con una supponenza smorfiosa che a me fa venir voglia di cambiar canale oppure, anche, gridano le invettive loro e i furori, senza contegno e uso di buona creanza. Lo stesso si può dire dei politici di allora, che potevan avere pure i vizi di sempre, a volte, come capita anche oggi, con i denari incollati alle dita, ma eran gente che sapeva leggere, parlare, veicolare concetti in mille percome. Ricordo: sono seduta in platea nel Residence Ripetta e, al tavolo dei relatori, c’è un ex ministro degli Esteri, leggendario per certi vezzi mondani che non piacevano punto ai moralisti. Parlava di equilibri internazionali e io, a bocca aperta, come non sono stata mai. Prendevo appunti…
Il mondo cambiava e con lui i politici. E non è questione di Prima o Seconda o, ancora, Terza Repubblica. Questo aneddoto l’ho avuto per inteso da un collega di pasta antica, uno che se gli chiedevi: “Come stai?”, rispondeva dandovi del voi, come il principe di Maddaloni: “Come, non lo vedete?  Sto morendo…”. Eccoci, dunque, in Parlamento, dove un ex ministro della Giustizia, giovanissimo allora, uno con i capelli bianchi già moderni, parla ai colleghi in Parlamento e per condir di fresco latinorum il suo intervento conclude: “Simul stabunt, simul cadunt”. Dall’aula si leva una voce piccola di un antico parlamentare, uno di quelli dai capelli bianchi del primo tipo; la vocina pare un sospiro e parla con la matita rossa e blu: “Cadent, Martelli, cadent…”

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