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martedì 16 ottobre 2012

Sunshine family


Madre non ne ho avuta una; zie tante, a scialare, ché mia madre, tempo per me non ne aveva e dunque dai a mandarmi di qua e di là da zie vere o immaginarie. Piccola, forse di cinque anni, fui mandata a sciare da una zia Maria Teresa (alla quale ora, sul serio, mi vien da dar del lei tanto è austera e al de profundis), fui  impacchettata e spedita a sciare con questa zia, che aveva un mucchio di figli già di suo, a Madonna di Campiglio. Tornai, parlando milanese: “Sono pasata soto le bachetine, nè…”.
Più avanti (ma poco più), eccomi a Cortina con la zia Beatrice che, ancora oggi, è più che zia nel mio cuore. Di lei, l’abbraccio negli occhi nocciola. Mi lasciava libera e libera conobbi, sui campi di neve, la figlia di Ciccio Cordova che di nome faceva Roberta e che aveva anche una mamma famosa. Questa mamma qui (che, vivaddio, non mi era zia), come dimenticarlo, mi portò una mattina di neve di zucchero lungo il Corso d’Italia da Vebi giocattoli, e mi regalò la Sunshine family. A me! Tale e quale a quella di Roberta. Ah, quelle tre bamboline, che conservo ancora come una promessa di felicità!
E' la mamma della Sunshine familly,  con il vestitino originale e in braccio ha il suo bebè!
Mia madre non aveva tempo per me. Ma neppure per Marco. Un mattino col velo, bianco di neve fitta, sulla pista di Socrepes, tutti i bambini, aiutati dai genitori premurosi, cercavano il maestro loro, a formar le squadrette, nel batter del tempo e degli sci. C’era anche Marco, forte solo dei suoi otto anni. Solo. Non trovò il maestro e, solo soletto, scodinzolando giù per le montagne di farina, se ne tornò a casa, sognando, anche lui, una sunshine family…

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