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martedì 23 ottobre 2012

Nel respiro del mistero


Di notte il nume mi chiama; nel sogno più vivo del risveglio, mi par di vivere, tutta quanta rotonda, mentre nel sole è pallido velo il mio pensiero e i miei gesti di screpolata farina. Dormo, sogno e nel sogno sono lì, tra i fantasmi che mi riportano per mano, indietro nel tempo, a ritroso, sui passi alati del divino Mercurio, fino alla mia antica primavera, quando correvo a letto, bambina, per sognar la nuova puntata del mio futuro…
Io amo Elsa Morante e questi sono disegni suoi, proprio suoi...
Ero una cosina bionda, di sett’anni o poco più, tutta quanta perduta nel pensiero di Dio, quando incontrai per la prima volta il mistero. Ricordo, oh come lo ricordo, ricordo che ero a Cala dei Gigli, e che ero andata a dormire (una gran concessione di mia madre, contraria di solito a mescolar babele) dalla mia amica Silvia che aveva Giovannino e  anche una Barbie con una coda di cavallo che, se tirata, cresceva arrivando fin oltre la vita. Ricordo l’assoluta felicità di quella serata, io e lei, a cena, davanti al tremulo indaco del mio mare sardo. Ricordo l’emozione di lavar i denti con lei, con la Silvia e poi in camicia da notte, tutte e due bionde, tutte e due bianche silfidi di grazia. A luce spenta, lo sgomento. Volevo tornare a casa, dovevo tornare a casa. Ora, eccomi, sono un fagotto in braccio a mia madre, nel frinir folle dei grilli, e io, a occhi in su, ricordo le stelle, tante indifferenti, lucenti, lontane. Io come loro, nel  respiro mistero…

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