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venerdì 12 ottobre 2012

Madonna Angelica


Ad ogni gravidanza (e ce ne furono ben quattro, ogni volta due a scivolo), la bella Angelica, che al Mater Dei aveva resistito – col Sacro Cuore in cuore – appena una manciata d’anni, non mancava mai (ci mancherebbe!)di telefonare alla povera Cristina, sua ex compagna di banco - che al Mater Dei aveva fatto dalle elementari al liceo -  e che desiderava molti pupi, invano, come la volpe l’uva.
Una Madonna lignea ad Amalfi, bella di grazia e di splendore, col suo bambino già segnato dal corallo, sangue di Medusa.
Aveva, nel chiamare l’amica, un modo tutto suo l’Angelica, a spirale, mellifluo direi. Partiva dalle Forche caudine, indugiava sul colore dei capelli di Annibale, si perdeva nella descrizione della casa di Augusto  e poi, di schianto, la cicogna. Alla povera Cristina toccava digerir lo sgomento e finger contentezza per l’amica che aveva un marito niente di che (e anche scolorito) ma pieno di blasoni e che, tra un pancione e l’altro, stava mettendo su una squadra di calcio mentre lei, a bocca asciutta, e al palo attendeva ancora il principe o chi per lui, pazienza. Al terzo figlio, l’Angelica comunicò all’amica la buona novella: poteva di grazia far da madrina al pargolo così da avere almeno, scherzò, ridendo, mezzo figliolo che di certo è meglio di nulla. Concetto ribadito più e più volte da lei, ridente, durante la cerimonia e il ricevimento del battesimo, tra amiche, amici e chi era lì. Che ridere. Ma ride bene chi ride ultimo. Perché quando l’Angelica comunicò all’amica che era per la quarta volta incinta, la povera Cristina, nel frattempo inanellata, ebbe la rivincita: aspettava anche lei  e ben quattro gemelli. “Siamo pari!”, disse l’Angelica. “Niente affatto – rispose la Cristina – dimentichi che io ho anche il mezzo figliolo tuo del quale son madrina…” Il silenzio dell’Angelica segnò il punto della vittoria: quattro a quattro e mezzo.

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