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venerdì 19 ottobre 2012

La strega Amelia e la piccola Medusa

I vasi di viole e di calendule, più in basso, sulla destra, il tondo mio, le foglie di serpente come i capelli di Medusa








Quando il maggio odoroso faceva fiorir le rose lungo il contorno della ringhiera ricamata che correva tutt'intorno alla villa romana e le cantilene smeraldine, in volo pazzo, le abitavano rendendole vive, giungevano, a cavallo di una scopa, nonna Stella e la sua migliore amica Amelia Stacchini. Dio, i suoi occhi! Ancora adesso, che il cielo è quasi rosso per il fiato del drago, li ricordo come li avessi davanti. Erano occhi liquidi, d'acqua e di bosco; le pupille, di pepe, affogate nel mare ignoto del caos, come in un placido e assassino bagno primordiale... Portava, l'Amelia, oltre a un nome da fattucchiera (per noi bambini cresciuti a pane e Walt Disney...), un collarino di velluto nero che pareva, ai miei occhi, staccare il corpo dal capo e viceversa, in un gioco feroce di vedo e non vedo. Vedevo i suoi occhi e sotto nulla. Vedevo un mistero. L'Amelia era pittrice. Ogni visita, un mazzo di fiori dipinti a olio su tavolette di legno: violette e nasturzi e tenere ortensie, fiori ordinati, a volte inventati, coi piedi a sciacquare in vasi di vetro, ceramica o chissà cosa. Rose, mai. I fiori recisi finivano, folla di flora, sulla parete in cucina, tra gli sbuffi di mia madre...
Un giorno, l'Amelia arrivò con un quadro piccino, un tondo di fiori, senza vaso, eran fiori spettinati, selvaggi e, torno torno a petali e pistilli, un crepitar di verdi foglie, risvegliate e ritte come spire di serpi in agguato... Lo diede proprio a me, il suo quadro, a me che ero la più piccolina e senza diritto di voto. Me lo regalò e insieme al dono un pensiero, il suo, da donna vecchia a donna piccola: "Per  Ester, che ancora non sa di essere una scintilla dell'oscurità". Seppi, molti anni più tardi, che Amelia era morta in ospedale. L'aveva uccisa una sigaretta fumata dalla vicina di letto. Morì tra le fiamme, l'Amelia. Il fuoco, prima scintilla poi baleno. Il fuoco del suo mistero, che è  di tutte le donne (molte, ignare...), e anche il mio.
Questa sono io, nel mio azzurro, che scendo nelle cisterne di Istambul , fino alla mia Medusa...

1 commento:

  1. :) ....l'ho sempre detto io che le sigarette fanno male!!
    un abbraccio a Medusa dall'amica Medea (che lungi dal meditare vendette si è appropriata del nome in allegria) :))
    buona domenica Rita

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