Pagine

martedì 23 ottobre 2012

La mia ottobrata


Il fine settimana scorso, quello, per capirci, appena divorato da Crono,  per tre giorni di fila, il Rione Monti ha festeggiato  la sua ottobrata monticiana. C’è stato uno spettacolo teatrale nella casa che fu di Ettore Petrolini in via Baccina non so più che numero e su Via dei Serpenti, svuotata dalle macchine, ecco allestito un palco, zeppo di batterie, per far suonare e cantare  i gruppi alla moda finché la carrozza non si trasforma in zucca. Nella piazza della Madonna dei Monti si mangiava (che cosa non lo so) e in Via degli Zingari si potevan trovare borse, collanine e altro artigianato che non era vintage, ma che aveva ben quell’aria lì. C’era, ovunque, una gran folla, giovani e ragazzi, ma anche famiglie, cagnolini e gente, come si dice, di una certa età. E c'era molta, molta birra. E c’era persino un ragazzo che distribuiva delle belle piantine del rione, con tutti gli sponsor a fare il girotondo intorno e i luoghi dove riunirsi per fare, che so, un laboratorio di disegno. Oppure per godersi uno spettacolo di Cabaret. Tutti a distrarsi, tanto è gratis, perché i tempi sono grami  e stando insieme, nel rumore, si scaccia bene la malinconia o così pare…
Maschera a Salerno
Io, dall’alto della finestra di una conoscenza mia, mi sono goduta lo spettacolo nello spettacolo: il viavai, difficile da decifrare, della moltitudine che è sempre, per me, un bel vedere. Di notte, invece, tentavo di  dormire, tra le canzoni rock e pop che appoggiavano il capo sul mio cuscino, ma quando ho sentito “Roma capoccia”, un richiamo, mi sono tirata su perché, d’un tratto, in quella voce bianca, senza accompagnamento musicale, mi è sembrato di riveder, con gli occhi dell'anima, la Madonna dei Monti, nella sua nuda semplicità,  apparecchiata in stile rustico, romanesco, quando si celebrava l’ottobrata con i tavolacci di legno, gli stornelli, il vino dei Castelli, le salsicce e quando Don Federico, il parroco, montava su uno spettacolo con i chierichetti (ora uomini fatti), spogliati dell’abito di lino loro, a far da attori  magri di sugo. E senza cabaret.

Nessun commento:

Posta un commento