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lunedì 8 ottobre 2012

Panini fritti


Il menu in casa Ponti era sempre lo stesso, secondo le norme igieniche di mia madre Regina, un menu al brodo nero spartano: pasta rossa, fettina e insalata. Dolce, per carità , frutta e basta. Per companatico, le nuvole mute di mio padre e gli incessanti motteggi e belati dei gemelli (che facevan ridere loro due soltanto).  Impossibile fare un discorso, figuriamoci cucire insieme, per dire, pane, Cartesio e Peter Pan… Un pianto. Ci pensava la Mimma, quando restava dopo le due del pomeriggio  portare in tavola la primavera. Al giovedì, con il sole o con la pioggia, ecco serviti, in una montagnola rossa, con su un pinnacolo di neve al parmigiano, gli gnocchi di patate , per la gioia di Marco e anche mia. A volte, in arlecchino, la Mimma preparava i panini fritti e le mozzarelle in carrozza. Quasi mi schifava, da quanto mi piaceva, quell'odor capriccioso di  frittura che navigava nell’aria il pomeriggio sano, mentre dormivano, sui pannicelli di carta da pane, le rosette bionde e le mozzarelle col cappotto di pelle di castagna. Mangiavamo con le mani e mia madre, per miracolo, lasciava correre…
C’erano i panini fritti della Mimma e, al ritorno da Cala dei Gigli, l’uovo sbattuto di Sormario che si faceva mantello bianco da tanto picchiar , torno torno, alla tazza. Per lui e per la Mimma, salute era carne, statura, taglia robusta, il contrario di adesso. Così quando a mia sorella dicevano: “Oh, come stai bene!”, quella, meschina, cominciava la dieta…
La foto è così così, ma la bennibag di velluto indaco con pizzi è bella...

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