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mercoledì 3 ottobre 2012

Amado mio


Me lo ricordo bene, oh benissimo, come potessi toccargli guance e naso proprio adesso, sfiorandolo con la punta delle dita: me lo ricordo - come potrei scordarlo - Jorge Amado, sorridente, di  pan di zucchero, seduto  su una di quelle poltroncine da fiera in una delle stanze del Salone di Torino di non so più che anno fa. Siamo in tre: lui, io e un giornalista dell’Ansa  il cui nome non mi sovviene, ma era  un tipo mingherlino  e piccolo da tenere nel taschino. Siamo Amado, lui e io. Amado  risponde alle domande, il giornalista le pone e io devo tradurre in portoghese al primo le domande e al secondo le risposte. Ma il giornalista ne sa assai meno di me dello scrittore brasiliano perché io, Amado l’ho letto tutto quanto, garofano e cannella. E poi , ventenne, fresca di laurea, avevo fatto, di letteratura brasiliana, ben due annualità e altrettanti esami con il professor Giorgio Marotti che era ed è, una simpatia rotonda e barbuta al pari del mio Amado. Così più che un’intervista, fu una chiacchierata tra noi due…
L'Amazzonia, vista da mio fratello Marco

Sono io, dunque, a muover la bacchetta: Amado mi parla come a un’amica  e il giornalista, oh lui, scrive, scrive,  o forse solamente tiene il registratore sotto la bazza nostra.  Finita l’intervista, arrivederci e grazie ché io son lì  sotto la Mole a far da addetto stampa in una casa editrice, mica a far la giornalista! Tornata a Roma, ricevetti dal caporedattore cultura dell’Ansa una chiamata: volevo mica sostituire una maternità per il mese intero d’agosto? Non di più . Gli domandai se prospettive ce n’erano e mi disse , scherzando o chi lo sa, sì, ce n’erano, se conoscevo il ministro degli Esteri. Lascio indovinare a voi la  mia risposta e me la rido, ora che di anni ne sono passati assai, perché all’Ansa non lavorai mai né mai conobbi il ministro degli Esteri ma per Amado l’Ansa sono io…
 

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