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venerdì 7 settembre 2012

Il mio canto libero

In un tempo che ora mi pare cavalcato dai dinosauri, c'ero io di pochi anni, insieme ai fratelli, e tanta neve bianca, caduta nottetempo a coprire col suo manto il gran giardino verde, di alberi e acanti, disteso sotto al bastione del Sangallo, che era pure lui, un fiore di ghiaccio nel bell'ocra delle mura Aureliane. C'ero io, con la mia cuffietta color nontiscordardime, la giacca a vento rossa - dei segnati, dei quoque tu -  i capelli giù sulle spalle; e c'era Marco, piccolo anche lui, con gli occhi turchini, di gatto, in quel bianco solenne e silente che pareva coprir di filosofia e di mistero il chiacchiericcio del mondo. Bianco il cielo, bianca la terra e noi due, nell'anima fanciulla, bianchi anche noi. Noi due, perduti, laggiù, nel pratone, sotto i pini che piangevano stille di neve, in un pulviscolo di stelle che pareva, ai miei occhi, quello della polvere che amavo spiar contro sole in certe pigre mattine di malattia... Noi due,  perduti in un sogno tutto nostro di fratelli minori, un sogno in alpeggio, mentre, più in là, lì dove l'erba, con la bella stagione, veniva spuntata dal giardiniere Marino, lungo la discesina che portava e porta dal pratone al praticello, c'erano invece i fratelli, i tre grandi, che misuravano - almeno i gemelli ché mia sorella non so - con gli sci a spazzaneve, sci lunghi come la noia, e le bacchette a infilzar neve e terra, il terreno, in un rincorrersi festoso di grida, risate e palle di neve, che, però, in quel lucore fiabesco, (al ricordo), a me bambina, ferivano il silenzio...
Amalfi, il chiostro del Paradiso
Silenzio, tra noi. Muti, Marco e io, osserviamo le piroette dei fiocchi che han ripreso, ora sì ora no, a cadere. Camminiamo e la neve ci arriva alla cintola, camminiamo come astronauti in un mondo diverso che mi sembra così nuovo, pulito, come appena uscito dall'uovo ancestrale di Iside. Camminiamo, senza un verbo, un aggettivo, un nome proprio o comune, procediamo nella nostra terra promessa, nel candore di una  magia che ci avvolge nel tutto silvano. Camminiamo e la neve continua a cadere. D'un tratto, una voce, quella di uno dei gemelli: "A cretini, non vedete che sta di nuovo a nevicare!" Tutti giù per terra.

1 commento:

  1. Ovvero......come spezzare l'incanto o sfogliare un fiore per distruggerlo. Fratelli grandi di ...terra....fratelli piccoli di cielo. Buona domenica Rita

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