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lunedì 3 settembre 2012

Le scatole di Piazza Augusto Imperatore


Tra gli amici librai antiquari (che vivono,  al pari di me, in un laghetto artificiale colorato di Novecento) ne ho uno che, tra barba e occhiali, ha tutta l’aria del professorone e, pur non essendolo,  lo è più di molti altri che han cattedra e registro, condito com’è dal sapientume della sua mercanzia. A sfogliare i libri suoi, vedresti correr la sapienza, vestita ora da dama e ora da mendicante, su e giù per i secoli, inseguendo l’eterno mistero che ingolosisce il mondo e che mai si svelerà. Ma torniamo con i piedi in crosta e, sulle ali dell’immaginazione, figuratevi uno di quei mercatini domenicali, mettiamo sotto i portici di marmo bianco di piazza Augusto imperatore, proprio in faccia al mausoleo dove dorme il sonno eterno il piccolo grande Ottaviano. Immaginatevi, nella fuga dello spazio, tanti  banchetti ricolmi di ciribigattole: quadri, piatti, volumi, pizzi, vestiti e fate un poco voi, lavorando di fantasia.
Sono quadri di una pittrice salernitana, Olga  Schiavo. A me piace tanto e a voi?
Ieri, a questo mercatino, con le mie bennibags, c’ero anche io e, con me, Giancarlo che è il libraio di cui ho parlato sopra. Le ore sono lente a passare nelle fiere e se la mattina è accesa e vispa, in uno struscio continuo di varia umanità e qualcosa si muove e si vende (almeno l'autobiografia di Monaldo Leopardi...) il pomeriggio è appiccicoso, di pioggia, e pare come lo strascico del mantello del re che non finisce più nel giorno di parata. Siamo lì, Giancarlo e io ad ammazzar le ore, divinando il futuro, e analizzando lo ieri; stiamo lì  a intrecciar pareri letterari, quando, nel nostro ozio oraziano, irrompe tutto insieme, corpo e lingua, un tipo  che, come ci dice, poco più in là, ha un banchetto che vende scatole e scatoloni in cartonage di carta di Firenze. Si piazza in mezzo a noi e, senza dire - che ne so un magro scusate, che è anche gratis -  comincia filippiche e catilinarie. Passan dieci minuti buoni e ancora non la smette. Giancarlo, zitto, pare ascoltare. Io lo ammiro perché a me viene voglia di sbuffare. Quello, troneggiante sopra noi che siam seduti, spiega con foga che ha quindicimila armati alla Garbatella, con le armi ben  oliate, gente pronta a cacciar la ‘ndrangheta e a far tornare, casomai, il Papa Re. Giancarlo, respira pazienza, sia pure dicono i suoi occhi. Il nostro oratore, bontà sua, è tuttologo. Sa persino dove stanno di casa le donnine allegre mantenute dei senatori e ce lo spiega a partire dal colore del portoncino d'ingresso del palazzo, robetta sua. Di Roma sa papi e miracoli e passaggi segreti. Di internet, poi! C'è un posto, ci dice, dove il denaro lo creano virtuale e te lo cambiano persino… Giancarlo muto e mite. Che gioia, che delizia, per il chiacchierone: apriti cielo e le cataratte della chiacchiera larga. Bla e bla e bla. D’un tratto, e di minuti ne devono essere passati almeno venti, oh,  non mi par vero, vedo sventolare la riscossa. Giancarlo, con semplicità, si alza, gira spalle e didietro al chiacchierone e, trascinandomi dietro, se ne va, serafico, a cambiar di posto a un libro che stava benissimo al suo posticino... Siam liberi. Mi giro. Pubblico non ne ha più, meschino. Al poveretto smorì di botto la parola in gola, e mutolo, orecchie a terra, un gatto bagnato, il nostro pronunciò la sua condanna, un costernato: “Ci vediamo dopo”. E via, sconfitto, a vendere le sue scatole, senza rompere più le nostre...  

2 commenti:

  1. bè non si può nemmeno dire che il tuo amico sia stato scortese....20 minuti di tuttologia sono un bel pappone ! :)

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  2. incredibile che Giancarlo sia stato così paziente ;)
    è sempre piacevole passare del tempo con te

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