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martedì 25 settembre 2012

Rosa d'Irlanda


Le sorelle  Parrot erano quattro, tante  quante  le  March delle Piccole donne. A noi Ponti, per il ghiribizzo verde del destino, era capitata Rose, la numero tre, sfornata exprés in Irlanda con gli occhi color vestito di folletto, i capelli rossi e una sgrullata di semmola a ricoprir la pelle di latte. A Dublino, in casa Parrot, seduta su due piani, di moquette, ninnoli e vetri, con il giardino sulla schiena, conobbi altre due sorelle Parrot: Sarah, alta taciturna, inamidata, volava con l'Air Lingus e Tonia, corvina di occhi e di capelli, sposata, aveva, lei sola, una bambina: la quinta Parrot. La  secondogenita, Alison, non la conobbi mai: era suora a Crookwell in Australia.
Uno scorcio della villa di casa dei Gigli
Ma torniamo alla terza Parrot, che arrivò, ventenne, a casa nostra quando mia madre, allora trentenne, aspettava me. Non so dir come né perché, ma la Rose, che non fu mai una "signorina" in casa Ponti, si cucì con gli anni una tasca calda in casa nostra. Prima abitudine, poi istituzione e medaglia.  Ogni estate era ospite a Cala dei Gigli. Arrivava, in volo, portata dal vento catturato dal suo pink parasol, come Mary Poppins sospinta dal suo parrot umbrella...  
Un ricordo picchia alla porta e corro ad aprire. E' settembre, in cielo una corrida  di nuvole basse, come bagagli di Saturno. Tutti i Ponti, compresa Rose, si va a cena alla Tombola a Vaccileddi. Come si fa, come non si fa: nelle macchine non c'è posto per la famiglia al completo. No problem per la Rose. Via, con il suo pink parasol, la gamba lesta degli antichi celti a rincorrere il sole. Va bene, va bene, poi, gli altri tutti dentro. La pioggia, dispettosa,  prese a picchiar sui vetri, un respiro più tardi. E mentre le automobili mangiavano la strada bianca che portava all'Orientale sarda e al ristorante, da lontano, ecco Rose, una nuvola rosa tra il grigio del cielo e il candore della via. Quando si schiacciò tra me e Virginia sul sedile di dietro, lo giuro, era bella e asciutta... 

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