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giovedì 20 settembre 2012

Paolini non è Pasolini


Seduta, il muso in cuore, con il mio numeretto in mano (sono B28) eccomi al piano interrato di una grande libreria che apre le sue porte vetrate al limone e al neon sullo struscio romano. I libri, seduti pure loro, in piedi, distesi in quelle bianche scaffalature mi paiono tanto tristi , pigiati in un supermercato d’amuchina dove si vende carta e pensiero invece di merendine e Coca cola…
 Seduta, sullo zoccolo smilzo di un ripiano stracolmo di improbabili quaderni che della scuola fanno strame, sono lì, tra altri genitori (e rari ragazzi…) ad attendere il mio turno per comperare i libri di scuola. Dietro il banco, un viavai di commessi, alcuni svelti altri meno, che, pestando su una specie di pistola, fan correre i numeretti accesi di rosso del display. Servito il numero E45. Il che tradotto in tempo vuol dire almeno due orette buone di attesa perché dopo aver terminato la E si ricomincia da 1 con la A per poi passare, a Dio piacendo (e alla sottoscritta) alla lettera B…
Leggo un poco, osservo le persone, cerco di non pensare al fatto che siamo chiusi là sotto e non c’è neppure una finestra per guardare il cielo, quando, d’un tratto, ecco apparir tra la folla un tipo alto, dinoccolato, i capelli sulla nuca schiacciati come se fosse appena uscito dalle coltri. Oddio, lo riconosco: è quel Paolini che si ficca sempre dietro ai mezzibusti per investire in famosità. Lo riconosco io e molti altri. Lui parla, conciona, spiega i massimi e i minimi sistemi , il mondo è suo e giovani e meno giovani gli fanno crocchio intorno. Qualcuno, tiè, gli chiede pure un autografo. Se entrasse, vivo, Pasolini, ci scommetto, la gente neppure lo riconoscerebbe…



Umanità salernitana

1 commento:

  1. :)
    :) la foto del cartello oscura il post...i napoletani sono inimitabili.
    buona giornata Rita

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