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sabato 29 settembre 2012

Panis angelicus


Nel paniere dei ricordi in uniforme dell’Istituto Mater Dei, mi appare, come in  sogno, il giorno della prima comunione. L’abito lungo, di organza, mi tirava di fianchi e spalle, avendolo io ereditato (come accadeva sovente con tutti i vestiti) da mia sorella che, alla mia età, era di un palmo più piccola di me; mi incorniciava il viso un velo di tulle, che sbocciava da un cerchietto di roselline bianche le quali mi correvano, gioconde, intorno all’ovale sano del capo, torno torno, a guisa di aureola di ninfa.
Una foto di famiglia mi ritrae, sotto a un’esplosione di gelsomini, ubbidiente, i capelli sciolti sulle spalle, le mani giunte, negli occhi un’ espressione ieratica (e falsa) di comunicanda, mentre tutt’intorno i fratelli già grandi han in volto quella cert’aria d’ironia, un po’ così, in odore di Anni Settanta. Della festa in giardino, voluta da mia madre, di gloria e stile, che riunì, ci scommetto, amici e parenti, non ho memoria; niente pure della cerimonia e nulla della foto di gruppo scattata in cortile, all’Istituto Mater Dei, con il cardinale in porpora, la sottoveste di pizzo, seduto, grande e grosso com’era, tra noialtre, tante farfalle, arrampicate, le più piccine su sedie, per far da seconda fila alle alte, senza sciupare i vestiti.
Nulla ricordo, ma una foto, pubblicata sul fascicolo del centenario dell’Istituto Mater Dei, racconta  una storia diversa. Solo una, infatti, tra le tante comunicande di quell’anno antico, ha il viso disordinato, in rivoluzione, girati di profilo naso, occhio, orecchio e quella son io. Se il mio sguardo, benedetto dal pane angelico, cercava qualcosa, tra le ombre e la luce,  dirlo non so; so di certo che cominciava proprio allora il mio viaggio, con lo sguardo in tralice, non strade maestre, ma sentieri ; non viali alberati, ma viottoli etruschi...

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