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mercoledì 12 settembre 2012

La veletta di Nonna Stella

Quando l'inverno vestito di grigio indossava la sua pelliccia di gelo,  eccoci, tutti i Ponti (cinque di dietro e due davanti) nella Peugeot amaranto di mio padre per raggiungere, dopo ore di viaggio, correndo sul'argento dell'autostrada del sole, il bel casolare color cipria di San Giuliano,  che ci aspettava, col suo corteggio di verde, seduto ai margini smarginati di una Pordenone arcaica che ora c'è solo nei libri di storia.. Era lì. in quella solitudine di campi e vigneti, che viveva nonna Stella, in compagnia della sua piccola corte, per me bambina, d'alto lignaggio, e che ora sopravvive solo nella mia memoria. Era composta, la compagnia di San Giuliano, dal cane Pippo, più lungo che alto, con il cappottino nero sulla schiena e d'oro in pancia, dalla governante Lilli, sempre vestita di panno scuro, dalla contadina Carolina e dal suo figliolo Bepi. Noialtri si arrivava all'imbrunire, nel mantello di pece che disegnava ombre sulle pareti rosa della casa e nel mio spirito bambino. Tutt'intorno, in una festa d'abbaiate e di zompi, chi prendeva le valigie, chi si baciava, chi se ne stava d'un canto a guardare, chi correva (ero io) a cercar in solaio la bambola di coccio, rimasta lassù a vagheggiar, per tornare viva, il mio ritorno...
 Il viaggio, eterno, aveva i suoi ritornelli. Giunti al Pian del Voglio, mio padre minacciava di lasciarci lì, tutti in un fascio, ché era arcistufo di noi; verso Ferrara, bisognava turarsi il naso e far versacci per l'odor delle marcite che chissà che cos'erano, ma dicevan la loro: Da Bologna in poi, Marco e io contavamo, io di qua e lui di là, i balconi festosi di palle di luce colorata e gli alberi di natale.Quei lumini verdi, rossi, d'oro erano per me richiami di falene. Immaginavo gli interni sereni delle case che si rincorrevano, accese, lungo la via e mi perdevo nei sentieri sognati. Nessuna, però, ai miei occhi era bella come San Giuliano, ché quella casa, nuda d'alberi di Natale (per carità, in casa Ponti, solo il presepe si faceva per dovere di dignità) e ghirlande di palline versicolori, parlava al cuore. E così pensavo la pensasse mia madre che ci aveva vissuto, bambina e ragazza, prima di maritarsi a Roma con il suo avvocato, mio padre...
Vietri, scorcio di un'anima
Ed ecco perché feci un tonfo per terra, qualche giorno fa, e vado a raccontare, pazienza, il perché. Dovete sapere che, non so più quando, ma tanti e tanti anni orsono, nonna Stella, vedova e ancora piacente dietro il vezzo della veletta nera, ebbe un pretendente in no so più  quale amico di suo marito, un tipo elegante, ma senza un soldo, che voleva sposarla e vivere con lei a San Giuliano, insieme a mia madre, allora ragazza. "Per carità - disse mia madre Regina a me, rifacendo, tale e quale, il verso a se stessa petulante, selvatica e ragazzina - ci mancherebbe altro! In quella casa marcita, di streghe e fantasmi!" Non ci furono nozze né altri spasimanti per nonna Stella, ma mia madre avrà sempre negli occhi, lo so, la veletta sgomenta della sua Stella a coprire una lacrima...

1 commento:

  1. Credo che ognuno di noi abbia un atteggiamento diverso nei confronti del passato: c'è chi lo venera e lo ricorda sospirando, chi vorrebbe dar fuoco a tutto per distruggerlo.
    Buona serata :) Rita

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