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lunedì 10 settembre 2012

Il pittore Pablo Picasso

Ad un certo punto della mia esistenza, mi ritrovai a lavorare, tre ore al mattino con l'oro in bocca, come archivista nello studio del pittore Bruno Caruso. Io, allora, avevo trent'anni, o poco più, e, sposata da poco, mi mangiava il desiderio di avere un figliolo. Il quale, pigro com'era e come dovevo conoscerlo anni dopo, preferiva rimanersene lassù tra gli angeli, senza degnarsi di sporcare i piedini sulla terra, tutto preso a giudicar se ero o non ero la mamma giusta per lui.. E ora basta, torniamo sulla terra..
Bruno, allora, doveva aver già passato la settantina, ma svelto di gambe e con la lingua spruzzata di sale e di pepe dal cervello e dallo spirito, pareva un ragazzo e io, più che archivista di mostre, pubblicazioni e tele sue, digerivo, felice e contenta, i suoi ricordi e i tanti racconti, ordito della nostra amicizia che doveva durare fino a oggi. Lui dipingeva e parlava; io me ne rimanevo seduta ad ascoltare, con le mani in mano. Guai ad alzarmi! Ché per lavorare, per carità, diceva Bruno, c'è sempre tempo, tanto tempo. Siedi, siedi e ascolta. Il tempo, così, scorreva in piacevolezze. Alle undici, prima di andar via, lo studio odorava di caffè d'Aragno... Ogni tanto venivano a trovarlo, in quello studio da dove si sarebbero potuti guardare, senza pagare il biglietto, i giochi gladiatori al Colosseo, i suoi amici che erano pittori e scrittori e gente che, e me ragazza, parevano l'empireo della società, tanto erano autorevoli e ironici e pieni di tutte quelle qualità che erano, per me, l'unico biglietto da visita  in questo mondo senza capo né coda. Allora, in compagnia, mi facevo ritrosa, selvatica e per tema di dir qualche corbelleria, per lo più tacevo. Un giorno, dopo una visita di un tal dei tali, Bruno mi disse: "Oh anche io ho avuto il mio principio". E mi raccontò che, giovanetto, a Parigi aveva incontrato a casa di comuni amici Pablo Picasso, il quale, bontà sua, gli aveva domandato che cosa facesse, Bruno, un poco intimidito dal Maestro, gli aveva risposto titubante: "Je suis peintre". E Picasso, non ci crederete, rispose: "Moi aussi je suis peintre".

1 commento:

  1. :) gli incontri con i "grandi" veri, non sono mai imbarazzanti :) buona giornata Rita

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