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domenica 26 agosto 2012

Puzzo e Puzzissimo

Spinta, vele al vento, da uno zefiro gentile, sui vent'anni o poco più, mi ritrovai a scrivere storie d'amore, su commissione, per Hallò, un giornalino per teenager destinato a durare poche primavere, nel tentativo non riuscito di affondar  Cioè, l'ammiraglia, che allora era il verbo dei paninari. Io, corsara. Portavo, a cavallo del mio boxer color mare di Cala dei Gigli, i miei racconti lunghi (cinque cartelle) e brevi (due cartelle) alla redazione di Hallò, che sonnecchiava alta, appesa nel blu, al terzo piano di un palazzo di merletto bianco che sedeva e siede in Via Ennio Quirino Visconti, ai Prati. Salivo, consegnavo le carte alla segretaria di redazione (che doveva diventare un'amica) e via, di nuovo per strada, sognando un giorno di sedermi, io pure, in quelle stanze dove si celebrava la liturgia del mio desiderio di indipendenza.
Il sogno si avverò, in un giorno d'estate e di fuoco, quando (ma i dettagli col fischio che li ricordo) il direttore di Hallò, Michel Pergolani, mi mandò a chiamare. Andai, parlai, ebbi una scrivania, con l'accordo degli editori che si chiamavano, padre e figlio, Puzzo. Grande e grosso il figlio, con due occhietti pervinca e i capelli ricciuto, piccolo, magro e furbissimo il padre. Un gatto e una volpe. Ma grazie, grazie, non finivo di ringraziarli. Io, uscita a spalle chine dall'Istituo Mater Dei, ultima di cinque,  abituata a mangiar briciole...
Panni stesi nella poesia del vento
Tutt'in uno, in una canestra rosa,  si realizzava il mio desiderio di mantenermi, scrivendo. Addio estate, però. Niente Cala dei Gigli e così doveva essere per molti, molti anni. Agosto, rovente, tutto quanto romano faceva da contorno al mio futuro. Ebbi un posto di lavoro, ma non un articolo uno o due o comunque giornalistico, ché per quello avrei atteso ancora anni, a saltellar, precaria, da un giornale all'altro. Ebbi una collaborazione, con l'obbligo tacito di passar la vita in redazione a scrivere dei Duran Duran e di Luca Carboni. Solerte, sedevo e scrivevo, mentre al piano di sotto, snobbandomi per tema di contagio, lavoravano i giornalisti (quelli sì con l'articolo uno) di Ciao 2001.  Prima di andar via, con i due Puzzo in paradiso, firmai al ministero del lavoro non so che documenti che liberavano gli editori da ogni obbligo nei confronti miei. Un vero affare. Sì, per loro! E ora che di giorni  ne sono trascorsi tanti da riempir San Pietro, ora che i ricordi scolorano e le saette si stemperano nell'età mia di mezzo, mi piace rammentar quei tempi miei di poesia e speranza, con una piroetta e un grand plié, e ricordar Puzzo e Puzzissimo con la simpatia che devo alla memoria. Di grazia, avvolge loro pure, nel mantello azzurro del mio mare, che sventola allo zefiro del tempo...

1 commento:

  1. :) Anche il gatto e la volpe sono personaggi della favola della vita...ma tu non sei pinocchio..magari la fata turchina? :)

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