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giovedì 2 agosto 2012

Ospedale delle bambole

Ieri, col bel sole d'oro dell'estate romana che mi pioveva in viso e sui capelli e giù a baciar le spalle mie nude d'amante, ho deciso, per motivi che sono sentieri selvaggi dell'anima mia (e che, tutto sommato, preferisco tenere per me) di trasformare il tavolo della cucina, coperto da una cerata fiorita, nella corsia di un Ospedale delle bambole. Dovete sapere - e chi ha un poco di dimestichezza con questo mio piccolo blog forse lo rammenterà - che le pupe mie, una Barbie Malibu, una Lisa abbronzata della Furga e poi la Sunshine Family della Mattel, furono da me prestate, anni orsono che paono secoli, a una nipote amatissima che, però, me le ritornò indietro a pezzetti. E alcune neppure quello... La Barbie, con un braccio penzoloni, il papà della famiglia felice, acefalo e con le braccia in una busta di plastica, Lisa nuda e così pure la mamma del sole ridente e un'altra bambolina della quale ignoro, ohimè, il pedigree. Morte. se ne sono rimaste in un armadio chiuse nela valigetta di latta dei mestieri di Bullo e Bella...
Quando la ballerina avrà fatto un milione di piroette, inserirò le foto delle bambole mie...
Le bambole e le mini-bennibags
Fino a ieri. Eccomi, in camice bianco. Stese le salme sul tavolo, armata di seghetto ho tagliato a misura un legno di matita magra che facesse da perno tra braccio e braccio alla Barbie e al povero papà. Per dar sostegno alla testa di lui, un pirolo bianco di plastica preso nella scatola imbizzarrita di viti, martelli, chiodi, racchiusa in un pensile a capo dei fornelli. "Prendi me, prendi me", diceva il funghetto color neve. Ma grazie, grazie...Terminate le operazioni chirurgiche, passo ad armar la sartoria. La macchina mia, bianca anche lei, è già sul tavolo. Cucio le gonnelline con l'elastico: una rosa, una azzurra, che non si sbaglia mai. Un'altra a fiori e ripesco, per magia, in una certa valigetta di Barbie gli abiti originali della Sunshine Family... A Lisa e a Barbie ho regalato anche una mini-bennibag ciascuna, allegra di vita, che le fa davvero pronte a uscir di casa insieme a me. Usciamo, usciamo, paiono dire gli occhietti di cielo, vanitosi nella ritrovata grazia dei tempi migliori. Ma uscire non si piuò, nossignore, sentite a me, ché ora siamo grandi, siamo adulti e persone serie e conosciamo le buone maniere e sappiamo tradurre dal greco e dal latino. No, proprio non si puuò.. Ma d'un tratto, mentre consolavo loro e me, mi ricordai che Eraclito, non uno qualsiasi, un filosofo greco, uno di quelli che si studiava al liceo, prima pure di Socrate, Aristotele e Platone, una volta, invece di entrar nell'assemblea d'Atene, se ne rimase, serio serio (e volentieri) a giocare a dadi con i bambini. Se lo faceva lui che era un filosofo.... E così, ieri, nella mia bennibag piena di pane, c'era tra i documenti e i soldi, (e cucita al cuore mio)  anche una certa signorina bionda, con una mini-bennibag a tracolla. Ma non ditelo a nessuno...

2 commenti:

  1. non smettere mai di giocare perchè chi non sa giocare invecchia....te lo assicura una "vecchia-bambina" (bada bene non una bambina-vecchia), che se abitasse vicino a te ti inviterebbe a fare il girotondo... ;)

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  2. Ciao, mi piace la bambola prima a destra, per caso la vendi? Io le colleziono! Grazie ciao Sara

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