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giovedì 16 agosto 2012

I miei fiori di Vietri


Bianco, o meglio grigio, e verde,  alto col muso a roder le rotaie, con quell’aria da can barbone bastonato,  il treno per Vietri a mare preso alla stazione metropolitana di Via Vernieri, a Salerno, ci porta finalmente a fare il bagno, dopo aver trascorso mattine e pomeriggi perduti tra le rovine di un passato che ancora sento in gola e forse anche più giù, dalle parti dell’anima dovunque essa si trovi... A Paestum, ad esempio, nel museo bel fresco che accoglie noi turisti assetati, ho trovato un Dioniso piccino, in culla che pare tutto quanto Gesù bambino, se non fosse che il primo, pagano, ha tutto per di fuori e l’altro, pudico, uno straccio bianco a far da schermo a ciò che deve restar nascosto secondo la nostra Santa Madre Chiesa…

Ma torniamo a Vietri e al mare che è già quello pervinca, ricamato di spuma, della Costiera Amalfitana. Si raggiunge, dunque, la stazione desolata, da dove è tutt’azzurro l’orizzonte e, lemme lemme, si scendono tre rampe di scale nere come il Vesuvio. Ognuna ha il suo rotolo di strada dove si corre a matto e quasi ci si lasciano le penne. Siamo in paese, nel paese dell’incanto della ceramica. Ci sono tazzine e mattonelle e tazze e certi pesci, affacciati sulla piazzola del belvedere, che han le pance tonde e in bocca i fiori. C’è tempo per un giro e per qualche acquisto. Un piatto, tre tazzine, una mattonella, poi via, con il bussino, ai lidi. Che poi, alla fine, è uno e si chiama Rosa dei Venti.  Lettino, ombrello e sdraio fa 17 euro e olè. Che bel freschino sulla riva, seduta, a mollo, guardo le scie bianche che lasciano i motoscafi e, con la mano, passo e ripasso tra le dita i sassetti che fan da spiaggia alla battigia. D’un tratto, oh che cos’è? Un sassolino? Un vetro leccato dal mare, di quelli che cercavo, bambina, a Cala dei Gigli? Nossignore è un pezzetto di ceramica, senza spine aguzze, che le onde han lucidato e fatto liscio e bello più di tutto ciò che sta, lassù in paese, nelle botteghe. Lo raccolgo e spinta dal mio naturale amore per il bello, mi metto alla ricerca del tesoretto. Cerca e cammina, su e giù nel dondolar del vento, mi trovo con un pugno pieno d’incanto di Vietri in pezzetti rotondi e a forma di petalo di fiore. Tornata all’ombrellone, li metto insieme in forma di fiore, come piccole poesie: i miei fiori di Vietri. Fiori che non somiglian agli altri, più eleganti, signori a guardare i turisti dalle vetrine. Ve li regalo i miei fiori su un prato verde di cartoncino bristol insieme al mio bambinello di Paestum…

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