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domenica 19 agosto 2012

Come una Regina


In un palazzo grigio e giallo seduto sul litorale di Jesolo che pare infinito nella lontananza, un lido di sabbia e cemento, dove condomini, rare case, alberghi e grattacieli han tutti quanti la smania segreta di sciacquare i piedi tra le onde, viveva al terzo piano,  una delle tante signore di una certa età, figliole del benessere del dopoguerra, di una qualsiasi delle belle città in pelliccia di questo nostro norditalia, una signora ben nutrita, vedova, con la messa in piega e il conto in banca, e con un armadio lungo e largo, zeppo di prendisole e costumi interi e parei e veli comperati al baracchino sulla riva, in una cinquantina di estati trascorse tra la ciclabile del retro spiaggia e la Via Bafile, prima con i figlioli e poi con i nipoti, nella colorata quotidianità della spiaggia un poco ciarliera, ma molto ben pettinata di Jesolo.
Dovete sapere che, tra le file ordinate di ombrelloni a righe e sdraio che si rilassano ai dardi del sole, si combattono tra queste inquiline estive guerre atroci per stare in prima fila, in faccia alla spuma, per primeggiare tra tutte, per essere amate, o anche così, senza motivo, per la noia che assale quando fa caldo e in cuore si sente quella certa, arcana malinconia senza filo d’Arianna che sgomenta e fa sentire perduti e bisognosi di passare la patata alla vicina...
Io, nel mio azzurro
La signora Dora era tale e quale alle altre; il costume intero fiorito sul petto generoso come un’armatura per trovar spazio tra la duplice intesa e la triplice alleanza che brigavano nel caldo, laggiù. Armata di binocolo, la Dora  tesseva, prima di scendere con l'ascensore in spiaggia, le sue modeste strategie di sopravvivenza. Una fatica d'Ercole. Capirai, una volta era la Michela a girare il naso, un’altra, senza un motivo buono, la Gina fingeva di non vederla; un’altra volta ancora le toccava prendere il caffè sul terrazzo del Mare e Sole con quella maldicente della Mazzonin che le dava il mal di gola ma bisognava pur passar le forche caudine ché la Mazzonin era sempre a capo tavola, fronte mare e sole e dirigeva l’orchestra delle altre e chissà come faceva… Un pomeriggio di nuvole  basse e nere che parevano scese giù dalle montagne come invitate, in lungo e tulle, al gran ballo dei cavalloni in tempesta, la Dora arrancò col fiato corto fino all’appuntamento con la triplice intesa, che sorseggiava una bibita fresca al baracchino di Viale Alberto Sordi. Arrivò in ritardo e proprio mentre le tre le stavano cucendo, con garbo padano, i panni addosso: “La Dora – diceva una – è buona e brava, ma quando ci si mette…” E giù a ridere. La nostra, lì per lì si fece di brace, ma, raccolto l’amor proprio, eccola tornar sui suoi passi. “Scusate il ritardo”, sospirò seduta. e prese a dire una parola velenosa sulla Giusi, all'attico, che era  un riccio di firme e arie ma che, al venerdì sera, metteva scuffia e grembiale per tirar la pasta in pizzeria. Risero tutte quante, anche la Ninni che, della Giusi, era cognata… Una volta a casa,  la Dora in camiciola di sole si mise ad annaffiare il basilico che aveva sul balcone salutando la triplice intesa, la duplice alleanza, la Michela, la Gina, la Mazzonin e - crepi l’avarizia - la Giusi! Come una Regina







1 commento:

  1. :) se avessi fatto un sorriso al fotografo...lo avrei preso per me! :)

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