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martedì 14 agosto 2012

Un filosofo ad Amalfi

Nella valigia dei bei ricordi di questi dieci giorni, stirati nell'azzurro, passati tra la Costiera e il Cilento, sotto un sole biondo grano a scaldare pelle e cuore, porto con me, certo, i templi di Paestum, d'ocra autunnale, e la via dell'Abbondanza di Pompei, con la gran spianata del foro inginocchiata sotto il nero Vesuvio che fa ombra a vita e morte, con l'indifferenza sublime di un antico visir. Porto questa sporta di bellezza, ma anche altro, roba piccina, dimenticata, chissà mai perché, all'angolo della storia, come caduta dalle tasche di un guaglion distratto assai. Prendete per esempio gli avori medievali, a raccontar le storie del vecchio e del nuovo Testamento, che se ne stanno timidi a occhieggiar i rari visitatori tra la porpora del fresco Museo diocesano di Salerno. Sono belli, d'incanto; e più belli ancora, almeno per me, perché la loro eleganza angelica, puro stupore di paradiso in simboli disceso, vengono diritti da un tempo, il Medio evo, che ci viene raccontato buio, d'aspri signori e di violenza, e che, a me, a misurar da ciò che si faceva (oh, la magnificenza alata dei Giardini della Minerva, anch'essi medievali, alti sul mare di Salerno!) pare tutto quanto intrecciato di bene e di male, tale e quale a tutti i tempi di questa umanità in cammino...
La foto, presa dal chiostro della Cattedrale, è opera di Leonardo, promosso a fotografo ufficiale di casa...
Ma presto, non indugiamo, una storia ci chiama e ci porta, in traghetto, ad Amalfi, dove splende, bella tra le belle, la Cattedrale marinara e, verde nel blu, la torre campanaria, ricamata di azulejos, che pare, lassù, una pigna di ceramica di Caltagirone. Noi, al mare, alla Marina Grande, dove tra un ombrellone e l'altro non starebbe nemmanco uno stuzzicadenti. Figuriamoci in acqua. Tra l'onde, i bagnanti giocano a palla, nuotano così e così, oppure stanno lì, seduti sulla riva, a godersi lo sciacquio e a me, girando l'occhio, quasi mi pare di essere ritornata a Jesolo. Se non fosse per quella pigna verde, nell'azzurro, allegra di sfrenato Medio Evo profumato di spezie d'oriente e per le parole, tante ma tante, che si odono intorno, parole di cuore e di filosofia, tutte ritmate dal solenne uso del voi... Rido tra me e mi lecco i baffi perché mio marito è tornato or ora con due babà al limone comprati in una pasticceria sovrana dei vicoli. Addentiamo il babà e mentre siamo lì, con la pasta tra i denti, un tipo che par uscito da un bozzetto napoletano, il tipo del gran signore antico, meridionale, ci passa davanti, s'impenna e fa: "Chi mangia, lotta contro la morte. E voi, se permettete, lo state faciendo...". E se ne va, col suo cappiello in testa, nel suo ricco andare medievale...

1 commento:

  1. :) :) i napoletani sono fantastici. Ce n'è uno qui che ogni tanto viene in negozio per andare in compagnia a bere 'na tazzulella 'e cafè, perchè dice che con noi può sentirsi napoletano e non terrone. Come sempre complimenti per come racconti. Un abbraccio e buon ferragosto. Rita

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