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lunedì 16 luglio 2012

Una notte con Caruso, sotto le stelle

Non mi capita sovente (anzi mai) di scrivere di televisione nello spazio mio color della rosa, ma questa mattina mi sono svegliata con la voglia di cavarmi un sassolino dall'infradito nera che adopero per scendere sulla spiaggia. Qualche giorno fa (forse qualcuno di voi l'ha pure visto) su non so che rete pubblica andava in onda un programma chiamato a sorti orgogliose per il nostro tricolore: doveva infatti celebrar la voce di Caruso, un cognome e basta che tanto per capirci è abbastanza. Già da qualche giorno si metteva sale e pepe sull'attesa. Io, tra i tanti, ché le canzoni napoletane imburrano la mia vita e le arie d'opera sono la mia marmellata di fragole. Io, come altri, di fronte al televisore, puntuale, mi pare alle ventuno e trenta. Fuori, il vento delle prealpi a spazzar via, in un gorgo di turbini, la calura jesolana; in casa, mia suocera e io, col naso sul vetro dello schermo, in attesa, direi trepida, di Caruso.

Andiamo a cominciare. Noi due, io e la Jenny, col fiato mozzo. Inizia una certa signora bella di fattezze mediorientali. Canta con una voce bella, ma dov'è il Vesuvio, dov'è il cuore, dov'è l'anima di Napoli che è tragedia e commedia insieme, Peppino ed Eduardo? Io e la Jenny ci guardiamo attonite. Seguono altre signore della canzone, ma fredde, senza sentimento, tali e quali alla prima. Poi ci sono i balletti. In uno mi par di vedere occhieggiante e distruttiva la dea Kali. Che infatti c'è a ogni stacco pubblicitario: il viso di Caruso, quel bel volto di novecento italiano, si fa in mille pezzi, sgretolandosi in un triste terremoto di frantumi. Il programma prosegue, ma il cuore è arido e io e la Jenny, sgomente. A un certo punto, sale sul palco un gruppo di moda qualche tempo fa. "Che parola ha detto per ultima?", mi chiede la Jenny che, insomma, di primavere ne conta ottantacinque e a Caruso quasi avrebbe potuto stringere la mano. E io, a malincuore: "Puttana...". Spegniamo, è tardi. Fuori il vento fa danzar anche le stelle e il mare biancheggia d'argento sotto il nero del firmamento. Arturo, da lassù, ci guarda, luminosa. E forse, mi dico, tra tanti astri, c'è anche Caruso, a cantar lassù, in cima al Parnaso... 
E siccome non so caricare i video, vi invito a cliccare su Youtube qualche nome di cuore napoletano: Nino Fiore, Enrico Caruso (appunto), Tito Schipa, Massimo Ranieri... Così si canta in paradiso!

1 commento:

  1. Oh che tristezza! non l'ho visto quel programma, ma meno male, sarei stata molto delusa, io che quando canta Napoli mi sciolgo come il burro. Buon proseguimento di vacanze e ...un saluto alla Jenny.

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