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sabato 21 luglio 2012

Turisti a Venezia

Una mattina, colorata d'argento, con le prealpi, laggiù verso la pedemontana, ad arrotolar nubi di strega, ho telefonato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia per prenotare (un poco nordica di sangue come sono anche se tutta quanto fritta in olio romano) l'entrata alla pinacoteca per me e per mio figlio. Gentilissima, la signorina del numero tal dei tali, prende l'appunto e mi restituisce, a garanzia della buona riuscita, un codice tutto mio da presentare all'ingresso; il prezzo per la prenotazione è un nulla di due euro e niente biglietti perché io sono giornalista professionista (uao...) e mio figlio è ancora ragazzino. E ora al galoppo, al galoppo ed eccoci montare, quel giovedì d'oro e di sole, prima su un bus che ci porta a Punta Sabbioni e di lì sul battello per San Marco. Non vi dico l'entrata, gloriosa, sul Canal Grande; è come passar dal purgatorio degli anni Sessanta di cemento e malagrazia al paradiso di marmi e ori della Serenissima. Ecco San Marco! I mori! Palazzo Ducale! Il battello ci lascia sulla Riva degli Schiavoni e non è difficile raggiungere, scodinzolando nella marea umana in bermuda e canottiera, prima la piazza del Leone e poi, per i ghirigori di calli, rii e campielli, il Ponte dell'Accademia. La folla si dirada, tutti a sinistra, in un gran vocio, per Rialto. In pochi passiamo il ponte di legno che non è certo bello come quello di Rialto, ma, insomma, è il sassolino per raggiungere Vivarini, Bellini, Tintoretto e Cima e Giorgione e Mantegna. In biglietteria, non un'anima. Davanti ai quadri dei primitivi, un fuggi fuggi, mentre io mi perdo in una madonnella bambina con il suo bimbo in grembo, perduti nel cielo d'oro del Vivarini... Al piano di sopra Leonardo è tutto quanto per Tintoretto, scuro, elegante, con il tratto di pece. Io, per Veronese chiaro di luce celeste, al bacio d'angelo. E mentre camminiamo in quelle sale vuote di gente, cariche di capolavori che sono la spina dorsale di questa Venezia incompresa, affollata ma sola, un pensiero triste s'insinua nel cuore. Ma dura poco perché è già l'ora del desinare, lo stomaco brontola e Leonardo pure. Usciamo. E indovinate un poco dove siamo andati a mangiare? A Rialto, come tutti gli altri...

1 commento:

  1. ....Bè il cibo dell'anima è una cosa.....quello per lo stomaco un'altra no? Abbraccione

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