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domenica 1 luglio 2012

Su la testa, Italia!

Forti come gli antichi acquedotti!
Di giorno, sotto un sole giaguaro, il fiato rosso del drago che chiamano con nomi di mitologia greca obbliga a convertir la casa in grotta e noialtri, tutti orsi, a rintanarci per salvare il fiato. Pare una cappella la casa mia d'ombra e le stanze, dove sfaccendo come sempre tentando di mantenere un poco d'ordine, paiono persino più grandi. Si sente, di dentro, il rumore del silenzio. Le imposte chiuse, il buio dentro e fuori, le ore corrono al trotto ed è già sera, manca un soffio a Italia- Spagna. Stufa di raccogliere polvere e piegare magliette, saluto marito e figlio e sola soletta me ne vado a prendere un poco di fresco ai Giardini di Sant'Andrea, che hanno il trucco rifatto da poco e i capelli d'erba ben corti, tagliati di fresco. Nel verde, respiro, sono io. Intorno si muovono rare persone e molti animali. Un gatto nero, dal pelo lungo, mendica del cibo; un gabbiano avanza a petto alto con certe arie da principe di sangue; nel prato, colombi d'argento e bianchi e merli. col becco  indaffarato, stan lì  a raccogliere quel che c'è, per noi invisibile. Arrivano con i padroni due cani da slitta, negli occhi il ghiaccio del polo. Io, distesa sotto un albero accarezzato da un certo vrntolino che a Roma spira sovente a offrire due spiccioli di refrigerio dopo i dardi del mezzogiorno. Sono lì, distesa, in beatitudine mentre la palma fa da sipario al cielo che imbruna quando, d'un tratto, odo il rumore di un motore e il fiii fii di un fischietto. Non sono i tifosi, è ora di chiudere, bisogna andar via. Ubbidisco, ubbidisco al fischietto e scendo giù a passi stanchi verso la via Nazionale; attraverso la strada, imbocco via del Boschetto e giunta quasi a metà, come un'apparizione, un conoscente in bicicletta. Abbronzato, camicia azzurra e i pantaloni rossi di chi fantasia non ne ha proprio ma pensa di averne una sporta, mi ferma. Parliamo di ieri e d'un tratto ieri mi è stretto. L'oggi non ne parliamo. Ma lui seguita a cicalare, di fiato ne ha molto; io poco. I pedali sono fermi e va pure in palestra... Cerco di svicolare, niente. Ha molto da dire, io poco. Devo andare a preparare la cena: niente;     ha squillato il tuo cellulare? Nulla. Passa una macchina che sventola un tricolore, fischietti in libertà. La partita? Dico e lui, finalmente, pieno di fretta, quasi neppure mi saluta ed è già, pedalando, su Via Milano... Ciao ciao, liberata. Se avesse saputo come andava a finire, sarei ancora lì a parlare del suo nulla. Su la testa, Italia!

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