Pagine

giovedì 21 giugno 2012

Tedeschi a Roma

Nel  bel fresco del mattino presto, apro le imposte color matita sanguigna che guardano giù sulla via del Boschetto, dove non c'è anima viva, non un cane né una rumorosa macchina; apro le imposte, dicevo, l'una e l'altra e nel naso sento, d'un tratto, quel formicolio d'umidore e di serenità che profumava le mie mattine d'oro a Cala dei Gigli. Oh com'è possibile, mi dico e mi domando, mentre, in cucina, le mani fan ginnastica con la macchinetta del caffè in quei gesti di santa abitudine che sono come il segno della croce in chiesa. Eccomi pronta a uscire, con le mie ballerine nuove, marca Porselli, che, morbide e pastose, sono le uniche per me. Cala dei Gigli è lontana un Perù, mentre attraverso la Via Nazionale, che fugge via, sciolta, serpente per srotolarsi fino alla Piazza Venezia e proseguire, cambiando nome, fino al Lungotevere. Se chiudo gli occhi, mi pare quasi di rivedere la villa Ludovisi, con gli orti e i giardini, che erano splendore a Termini, prima delle lottizzazioni piemontesi...
Il tempo incalza, le ore, nelle loro belle tuniche bianche, mi danzano davanti ed eccomi sul bus numero 70, diretta ai prati di Castello, dove di erba non resta che il nome antico usato dai romani. Non so dire perché ma il 70 è una di quelle linee rare e sempre strapiene. Salgo, nella calca, col cuore in tempesta per via delle mie Porselli che sono rosa cipria e delicate.. Salgo e fin da subito incontro lo sguardo, tra l'ironico e lo smarrito, di un gruppetto di tedeschi in visita al Paese dei limoni. Affogati come me in quella accaldata umanità, gli occhi loro paiono sospirare di malinconia al pensiero della loro cara Patria sull'attenti e pulita e in messa in piega. Ci guardiamo mentre l'autobus scodinzola verso il largo di Magnanapoli. Il primo sussulto nel volto dei miei amici quando, sulla sinistra, compare, solenne, color laterizio di Cesare, prima la torre delle Milizie e poi la mole dei Mercati di Traiano con lo scorcio della via Biberatica a correr tra le botteguzze di Gaio e Cornelia...
Girgolu, i gigli della sabbia
I
Lo sguardo di loro si fa chiaro e quasi sembran più leggeri. L'autobus continua la sua lenta discesa ed esplode nella piazza Venezia che pone sul palcoscenico, a man manca, il candore del Vittoriano e, in lontananza, sulla destra, ecco l'Ara Coeli e il Campidoglio. I miei tedeschi ora mi sorridono e, nel loro rapimento, non sono più in quel mezzo sudato di umanità in cammino, ma, tutti quanti, nel giardino verde, Ludovisi, ad ammirare, con occhi nuovi, la Roma eterna. E mentre loro si perdono nell'incanto, io li saluto con una riverenza dello spirito e scendo all'Argentina, recando in cuore il mio paradiso, che è  il profumo salso, mattutino della mia Cala dei Gigli...

2 commenti:

  1. ....quel mezzo sudato di umanità in cammino ha portato ad affacciarsi alla finestra mia, la poesia del Giusti, S. Ambrogio, quando dice : non lo nego, nella bella casa del Signore, mi parean di sego fin le candele dell'altar maggiore...." :)...ma poi il tuo stile fresco mi ha mandato una ventata di salsedine. :)

    RispondiElimina
  2. è sempre bello leggerti =)
    carla

    RispondiElimina