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domenica 24 giugno 2012

Spettri a Cala dei Gigli

La notte di San Lorenzo, sotto un pianto di stelle, nel  retro spiaggia di Cala dei Gigli si accendeva  un grande falò, che danzava, guizzando saette, al centro di un girotondo di pietre. Il fuoco e la festa  richiamavano tutti gli ospiti della baia che arrivavano alla spicciolata, e finivano, giovani e vecchi, per sedersi all’indiana tutt’intono al falò, mentre Rosalie, la signorina nostra irlandese, cantava nel buio "Two little boys"... Io, ipnotizzata dal canto, dal cielo di panno nero, dal respiro della risacca. Guardavo affatturata diavolini di fiammelle che, in piroetta, facevan l'acchiapparella accendendo il buio. La mia anima insieme a loro.  Si mangiava con le mani: patate  alla brace, avvoltolate come dono in carta argentata, che si faceva, una volta ben cucinata, nera e opaca. E salsicce infilate su picche e bastoncini. Per pulirsi dall'uno, sabbia e mare. Per noialtri bambini, vestiti alla buona - c'era chi veniva persino in pigiama, con soltanto i denti da lavare... - era la fine della quaresima della buona creanza che se ne rimaneva su a casa, dimenticata, in soffitta. Una pasqua allegra di dita e bocche d'olio. La vittoria di Dioniso sullo sfolgorio sardo d'Apollo...
Ancora oggi, a Cala dei Gigli, la tradizione resiste, ma s'è fatta signora, in Rsvp, con quel tanto di plastica che fa tanto mondo nuovo. Gli invitati chiamano il dieci agosto festa di mezza estate e San Lorenzo, meschino,  giace, dimenticato, al Verano e così sia.  Scendono in spiaggia, i festanti, tutti vestiti di bianco (è questa la regola...)  e depongono piatti e vassoi carichi di cibarie assortite su un tavolo da ping pong, rimboccato di bianco, che se ne sta, triste, in cima alla duna grande tra il laghetto salato e la spiaggia. Non ci sono fuochi e nemmeno le stelle cadenti. Ammonticchiati in un canto, piattini, posate, salviette, come alle feste dei pupi. Ah dimenticavo, anche i bambini, come tante cavolaie, indossano panni di candeggina. C'ero anch'io a quella festa qualche anno fa. E mentre la notte, gentile, indossava il suo nero mantello, girando gli occhi intorno, mi parve di vedere soltanto spettri e fantasmi. Le pallide ombre di come eravamo.

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