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mercoledì 13 giugno 2012

Compito di matematica

Al Mater Dei, per salutar le sister, e non solo la direttrice, dovevamo, noialtre, capelli tirati in uniforme bianca e blu, fare, nel porgere la mano destra del saluto, un fragile inchinetto, incrociando dietro al sinistro il piede destro e piegando, quasi con un saltello, entrambe le ginocchia, una davanti e quell'altra appresso. "Good morning sister!", squillavo con la voce al vento e giù al piano terra, mentre chinavo anche la fronte in un naturale e rotondo gesto di umiltà. In classe, all'entrar delle sister e di maestre prima e di professoresse poi, tutte in piedi - io e le compagne - come alimentate da un meccanismo a molla. "Sedute", diceva l'insegnate che era come dir "riposo" alla truppa. E noi, pecorelle, sedevamo, inghiottite da certi banchi antichi, enormi, color pennello verde smeraldo, con la ribaltina e il buco nero per infilarci dentro il calamaio, ma che pareva, a me ignara, la porticina dell'inferno...
bennibag giapponese 
D'un tratto un ricordo dispettoso s'infila  ratto nella mia memoria pallida. E sono, ragazzina, china sul foglio protocollo a quadretti, impegnata nelle fatiche d'Ercole (per me) del compito di matematica, la coda di cavallo par fremere nell'ansia mia. Della feroce professoressa Battistelli, la cui voce, per come la ricordo, veniva da un abisso sonoro di lame acuminate, molti, vividi ricordi. Portava i capelli corti, alla maschio, e aveva sul labbro, lato destro (se non sbaglio) un ripugnante (per me) neo tirabaci. Ricordo  il piede suo, visto da sopra in giù, calzato in una scarpa ben scollata e molto femminile, che diventava, però, drago e demonio. Ricordo, ricordo la paura e il brivido al suono del suo spietato, sadico "consegnate, consegnate, su, su, avanti consegnate". Il piede dell'orco marciava su e giù lungo i nostri banchi verdi e mi raggiunse e mi strappò da sotto il naso il foglio. Mi stupii assai, anni dopo, quando incontrai la feroce Battistelli, che feroce non era, al Teatro Eliseo e mi riconobbe da lontano e mi chiamò e mi abbracciò, con commozione autentica, come se quel compito in classe non fosse esistito mai, solo nei miei incubi...

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