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sabato 30 giugno 2012

Bambole e autogrill


L'autostrada del sole, strascico srotolato su vallate e rimboccato sotto le colline, del mantello di polvere (ché d'oro, l'autostrada, aveva soltanto il nome...) di un gigante egoista ci accompagnava lungo l'interminabile viaggio in automobile da Roma a San Giuliano che ci toccava ai primi di giugno per salutare nonna Stella e la sua corte composta dalla Lilli, dal cane Pippo e dalla contadina Carolina. Il viaggio, un'agonia, con l'odor di acrilico e di caldo che si infilava nel naso e andava a far a gomitate in pancia.... Ma c'erano gli autogrill a far da corona in testa alla strada, che parevano vestiti di porporina e di luci e per me eran sirene. Ci fermavamo, di rado; soltanto per i bisogni o per il pieno. Mia madre portava tutto quanto in borsa: panini e acqua. Ma se mio padre, che guidava lungo la spina dorsale dello Stivale sano, voleva, putacaso, un caffé, allora il mio cuore cantava l'alleluia perché potevamo entrare in quel bengodi goloso, rosso e d'oro, dove le bamboline parevano far tanto di braccia e gridare solo a me "comprami, comprami!". Camminavo, come sonnambula, tra le tentazioni di Sant'Antonio... E sfilavo via, a bocca asciutta, lasciando l'anima tra le braccia delle pupe. Una volta, tra Bologna e il Pian del Voglio, eccomi ammusata tornar verso il parcheggio. Stavo per sedermi al mio posto e buonanotte al secchio come sempre, quando la vidi, la bambola! Mi aspettava! Mio padre entrò in macchina, ci contò, come faceva sempre per prudenza, e contò come numero sei la pupa mia...

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