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domenica 13 maggio 2012

Vicini di casa

Non so se a voi capita sovente come a me (poiché il palazzo non ha l'ascensore) di incontrare per le scale i condomini, cioè i vicini di casa. Trovare argomenti può essere  un esercizio di creanza e di leggerezza, ma spesso domande e risposte sanno di usato come gli stracci di Via Sannio (che adoro). Per me, sono tutti un mazzo e simpatici, quelli degli interni del palazzo mio, e non so se, tra loro, c'è chi non paga le quote e non mi interessa punto. C'è un professore di fisica, biondo di capelli e di pelle, che scende sempre le scale al galoppo e ha un sorriso dolce e stanco insieme che, non so perché, mi pare di conoscere da sempre. C'è una dirigente di banca, che pare più alta nei tailleur suoi neri, sempre con gli occhiali scuri anche quando nell'androne si respira un buio pesto che dà la malinconia. C'è, tutto all'opposto, una signora disinvolta, con i capelli corti, svelti, come usano adesso, gli occhiali tondi, che deve avere almeno sessant'anni, ma pare una ragazza in jeans e t shirt, appena tornata dal ritrovo di Woodstock... Ma soprattutto c'è il signor Marini che è un sopravvissuto di radici e anima, preso paro paro da un bozzetto di Roma sparita. Aveva (e ora che è in pensione affitta) il negozio di ottica sotto casa e ha una passionaccia per  la lirica. La corporatura è quella dei legionari sabini prestati alle centurie, la faccia rotonda, con due occhi vivi e l'espressione del birba che deve essere stato ragazzetto quando si calava, col gruppo dei monelli di Monti, giù per non so che buco della Domus Aurea di Nerone al Colle Oppio...
Di solito, poiché ha non so che armadio nell'androne, lo trovo lì che smucina, canticchiando qualche aria da baritono qual è, tra libri, spesa e non so più cos'altro. Ma certe volte, poiché abita proprio in testa a me, misuriamo a passi lenti le quattro rampe di scale che ci dividono da casa e percorriamo il corridoio dove una Diana ingrigita ci dà il suo benvenuto. Ieri, ecco il signor Marini, la mia simpatia, col peso delle bottiglie minerali che, però, non gli impediscono di farsi la sua bella chiacchierata con la sottoscritta. Parliamo dei nipoti suoi e della figlia e anche del genero, tiè, per fare conto paro. D'un tratto mi chiede di che segno è mio figlio (che ora mi supera di un palmo...). Gli rispondo che è dello scorpione e lui: "Oh so' eccezionali gli scorpioni, eh, gente speciale, razza nata cor piggiama de seta...". E io, cretina, sto pure per ringraziare, quando lui aggiunge, con un lampo di lucignolo: "Io so' scorpione!".

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