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lunedì 7 maggio 2012

Uomini e donne

Ho un'amica  Eleonora, che è bella e attrice dalla punta dei capelli fin dentro le midolla. Bionda, con due occhi pervinca dove affogherebbe anche Sant'Antonio, un portamento da ballerina classica senza tutù, ma sempre sulle punte e quel certo quid che, sul palcoscenico, si accende come illuminato da un raggio caravaggesco. Questa mia amica, che sa recitare come noialtri, profani, bere un bicchiere d'acqua aveva (e ha) un solo vizio (che poi a pensarci bene è una virtù...), quello di innamorarsi  davvero, ma sempre degli uomini sbagliati. A vent'anni, quando tutte le altre intorno, con talloni e piante dei piedi incollate al suolo, cercavano di accaparrarsi qualche buon partito per appendere cuore e cappello, lei a salvare un compagno tossicodipendente, bello come Cupido - per carità - ma di quelli che sono per natura imprendibili come un'anguilla a mani nude. Passata la sbornia, abbassata la fiaccola, eccola perdere la testa per un canadese e su e giù da Medicine Hat, un posto in mezzo ai ghiacci, dove d'inverno, ti potrebbe bussare alla porta Babbo Natale o un orso bianco. A scelta.
Ma il peggio doveva ancora arrivare perché, giunta alla soglia dei trenta eccola perdere la testa per un signore sposato. Era questi, lo vidi due o tre volte, proprio un tipo da sposare, compunto, di poche parole, credibile, con la pipa sempre in bocca (che a me, non so perché, faceva pensare a un ciuccio, ma a Eleonora non lo dissi mai...) e pochi capelli in capo che dan subito l'idea di serietà. Aveva, così raccontò a Eleonora (che me la riferì), una storia triste, tristissima alle spalle: sua moglie era malata terminale, soffriva come le anime del purgatorio, poverina, ed ecco perché lui, giammai, l'avrebbe lasciata. Anche se Eleonora era beninteso la culla dell'anima sua. Passarono i giorni dell'innamoramento, poi i mesi dell'amore e gli anni dell'affetto e la moglie, Dio la conservi, non moriva mai. Eleonora sempre ad aspettare, con le braccia e il cuore aperto, il suo sfortunato amante. Un giorno, anzi un pomeriggio di Santo Stefano (ché il Natale, per Eleonora, voleva dire sempre solitudine) eccola a una tombolata dove si ritrova accanto, perché il destino è sempre un pungitopo e fa carte quarantotto dei nostri quiquoqua, un tipo che porta lo stesso cognome del suo bello. Oh bella, è il cugino. E dai a parlare di lui, in allegria, dei suoi due figli e della professione e compagnia cantando. Finché Eleonora, con voce da Alcesti, sospira: "Certo, la povera moglie così malata...". Il cugino la guarda basito, corruga la fronte  e poi le scoppia a ridere sul muso: "No, non dirmelo, sei la terza, in fila indiana, la terza che abbocca...". E rise e rise alla salute della malata immaginaria...

1 commento:

  1. ...speriamo che gli siano caduti i capelli del tutto e che si sia ingoiato la pipa,,,e tiè che gli sia cresciuto pure un corno sulla fronte visto che la signora era in salute! :)

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