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sabato 12 maggio 2012

Uniformi giapponesi al Mater Dei

Il rito della ricreazione, all'Istituto Mater Dei, si consumava alle dieci e dieci, con il trillo di una campanella, che ci faceva tutte quante fiume a sciacquare nel terrazzo ampio, di marmelle bianche e cinerine, nascosto dietro la piazza di Spagna, con le torri del Sacro Cuore a far da sfondo al cielo. Come invidiavo Marina C., che aveva sempre la pizza rossa - due sleppe a baciarsi tra i fili della mozzarella - racchiusa in una carta oleata che aveva per pelle quella color terracotta dei panifici! Sua madre, premurosa, la comperava insieme alla figlia (che accompagnava fin dentro al portone...)  in un buchetto in Via della Croce, sicché alle dieci e dieci era ancora calda e profumata che ancora adesso, a chiuder gli occhi, mi pare di averla davanti annusata...
Appoggiati al parapetto della timida rampa solitaria di San Sebastianello, i turisti ci guardavano curiosi. I  giapponesi, in estasi, scattavano fotografie e ci facevano ciao ciao con certe manine gialle che mi parevano di cera. In quegli anni di sessantotto, al profumo di rivolta giovanile, con il sei politico in cattedra, veder noialtre, stirate nelle divise bianche e blu, doveva apparire quasi un miraggio, una roba da fotografare come, mettiamo, le rovine del Foro romano o i gatti di Torre Argentina. Io, a ripensarci ora, amavo la divisa. Al mattino, verde di buon umore, non dovevo pensar a che panni mettere addosso perché tanto c'era l'uniforme, comperata da Zingone alla Maddalena in due versioni: estiva e invernale. La gonna era la stessa, estate e inverno, e così il golfino blu abbottonato con lo scollo a vu; non così la camicetta che, durante i mesi freddi era blu notte, con una filza di bottoncini bianchi, che parevano gessetti rotondi, sul lato sinistro e un paio di colletti,  bianchi anche loro, a far da bavaglino. Un pianto...D'estate, splendevamo in una camicetta a maniche corte color candore d'ali d'angelo. D'estate e d'inverno, i giapponesi scattavano le loro foto mentre noi misuravamo passi lenti a gruppi, a grappoli, due a due o in solitaria, nei mattini d'oro della giovinezza. Oh quanto risi, anni dopo, quando un amico mi rivelò che i giapponesi han la mania erotica delle bimbe in divisa e che con quelle foto facevano, di certo, le porcherie loro,,,

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