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martedì 15 maggio 2012

Ricordando Giovanni Falcone

A ventitré anni, dopo aver chiuso con l'uomo con cui pensavo di passare una vita, in una verde stanza arrampicata su una scaletta a chiocciola custodita, nel suo segreto di tenebre, dal Palazzo Massimo Lancellotti in Piazza Navona,  mi ritrovai a dividere un bell'appartamento umbertino, alle spalle di Piazza Cavour, con una compagna di scuola del Mater Dei, che mi è stata amica per vent'anni e più e adesso, non saprei - lo giuro - neanche dir perché, è perduta nella corrente del mondo, con il suo re panettiere... Per me questa signorina qui, che ora è signora e porta, con un berretto di modernità al posto della corona, anche un titolo nobiliare, era una magia tutta quanta rotonda che mi ipnotizzava per grazia e bellezza. Frequentava, madamigella Lorenza, signori profumati che avevano il telefono in macchina (possibilmente una Bmw 323, che allora era il non plus ultra) e magari anche l'autista. La sera, ogni sera, una festa, un ballo, un cocktail, un invito, insomma mai a casa a guardare la televisione come avevo fatto io, per mesi, nella mia banale quotidianità con Nanni.
Una volta (io: recalcitrante e musona, volevo guardarmi, mi pare di rammentare nelle nebbie, una puntata di Twin Peaks) Lorenza non sentì ragioni: "Ester, basta piangerti addosso, vestiti e usciamo". Non avevo nulla da mettermi, ma lei tutto, sicché uscii che quasi le somigliavo. Così eccomi in una grande villa bianca, nel suo bocciolo verde di giardino, smarginato, perduto lungo la Via Appia; la villa, solitaria era semplice, elegante, ma sontuosa nel suo abito lungo. Pareva, nell'ambiente di sogno, esser caduta giù dal firmamento, trasportata in volo dagli angeli della Madonna di Loreto. Eccomi, dunque, proprio io, alla festa di Claudio Martelli che allora era ministro della Giustizia e un omino niente affatto male. Eccomi, in un via vai di sirene scollate e signori profumati, mentre su un palco cantava e suonava una certa cantante che ho ritrovato, anni dopo, al Festival di Sanremo. Tra gli ospiti c'è Giovanni Falcone, che allora lavorava a Via Arenula a dirigere non so quale sezione del ministero. Era lì,  Falcone, alieno come me, in baffi e pipa, in carne e ossa, da solo, a camminare lungo il terrazzo illuminato. Da solo? Non proprio. Parlava con qualcuno, a dir la verità. Oh, non con una delle tante belle sirene che gli nuotavano, indifferenti, accanto. Parlava con un bambino biondo che seppi poi essere il figlio di Martelli. Il giudice e il bambino. E quando, dopo Capaci, tutti a dire e a ripetere in televisione che Falcone era stato lasciato solo, io lo rividi, vivido nel ricordo, quella notte di sirene e di sogno nella villa all'Appia Antica. Solo. Anche allora

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