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mercoledì 23 maggio 2012

Passeggiate romane all'Esquilino


Al lunedì e al mercoledì, per un motivo che lascio a pascolar sul Tavoliere delle Puglie, mi ritrovo per due ore sul colle Esquilino che era, ai tempi d’Augusto, cimitero per liberti, ma anche residenza di Mecenate in un via vai di Orazio e di Virgilio, di morte e poesia.
Di solito, per far filar le ore col vento in poppa, faccio tappa prima nel grande magazzino allo Statuto, e poi all’Oviesse, accucciata sotto i gran portici piemontesi di quella piazza austera, tutt’altro che romana, e che oggi direi cino-indiana... Dopo aver acquistato qualche straccetto per me o per la famiglia, con una piroetta, mi infilo in uno di quei buffi negozi cinesi a curiosar tra piante di acqua che paiono urlare, prigioniere come sono, in sacchetti di plastica e poi radici e ortaggi provenienti da non luoghi. Anche a tirar tardi, snasando qui e lì, il tempo sembra stiracchiarsi e non finire mai. Così, ieri, spinta dalla voglia di mutar panorama e taccuino, eccomi nella Chiesa di Sant’Eusebio, dove alle sei e trenta dice messa il parroco. Mi guardo intorno, tra gli angeli di marmo. Proprio sopra all’altare, una Madonna, velata d’oro,  di Pompeo Batoni, con il suo bel Gesù bambino biondo, vezzoso e riccioluto, in piedi su un cuscino che splende di verde dorato. Sono lì a recitare prima il rosario, poi ad ascoltar i vespri mariani, infine la santa messa, quando mi accorgo di essere precipitata in una fotografia degli anni Cinquanta. Roma  mia, sparita, affogata dalla movida, sorride nei panni umili di tante signore dai capelli bianchi, vestite con semplicità, abituccio e golfetto appena. Mi par di ritrovar la Mimma e il Testaccio antico di quando era giovane lei. Mi perdo nel languore dei ricordi, in preghiera… La messa è finita. Scendo, in una corona di devote, le scalette della Chiesa e, invece, di Gesù e di Maria, le mie vecchiette parlano della crisi e di Monti e del debito pubblico. Oh che delusione! Poi però, all’ultimo gradino… “Come se deve annà avanti..”, sospira una e un’altra, rotonda, con la sporta di spago, di quelle che si usavano ai mercati generali, le risponde: “Co’ na scarpa e na ciavatta!”. Passeggiate romane all'Esquilino.

Nella foto, gli angioletti con le ali di farfalle di Via Principe Amedeo.


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