Pagine

domenica 6 maggio 2012

L'amore al tempo della fede

Ricordo ancora oggi, come fosse ieri, il giorno del matrimonio di uno dei gemelli, in un borgo umbro che pare un nido d'aquila, vestito da sera, nel verde della pianura morbida di quei silenzi rinascimentali. La sposa, in dolce attesa, splendeva bruna, con due occhi smeraldini, bella, devo dire, nel bianco dell'abito che le copriva la lunghezza delle gambe e anche i piedi. Mia madre, Regina, tutta presa come sempre dagli invitati, ricordo che portava un manicotto a fiori che la faceva somigliar a qualche dama di Piero; con grazia, si muoveva in quella festa non sua che pure la rendeva un'Eleonora Duse, non faceva che spiegare  a zie,  amiche  e sconosciute che i due erano già sposati, in Comune, da un pezzo. Gli occhi di quelli così informati si facevano fessure, trasformandosi in serpentelli, un poco maligni, di punti interrogativi. Il pancione, infatti, si vedeva appena, nascosto com'era dai falpalà dell'abito e tutti quanti, dunque, a domandarsi il perché di quella non richiesta spiegazione. Allora, nel maggio della nostra italica modernità, prima di fare figlioli, bisognava aver la fede al dito. Era una legge, per me, una legge di Regina che, meschina, la difendeva a modo suo, nell'indifferenza della folla che già guardava avanti, al paradiso. Già, la fede al dito.
Faccio una capriola sul linoleum nero della vecchia palestra dell'Istituto Mater Dei e un balzo in avanti e nella geografia della mia anima. Eccomi, a Cala dei Gigli, con la sposa di prima oramai madre da un pezzo, che non so per quale caspita di motivo, ce l'aveva su con la mia migliore amica del mare e vicina di casa, l'idolatrata - da me - Silvia. Dovete sapere, e qui mi tocca piegar la vita altrui come fosse un asciugamano rosa, che la mia Silvia aveva avuto molti figli, due compagni, ma nessun marito (e forse beata lei...). Per me,  come spalmare di Nutella una fetta di pane, ma non per mia cognata, che morse così l'innocenza dell'amore: "Avrà pure tanti figli, ma la fede al dito, quella, non gliel'ha mica messa mai nessuno..." E rise, vittoriosa, mostrando la sua vera. Mal gliene incolse. ché un certo signore del mio cuore, lì per il ghiribizzo della sorte, dopo essersi schiarito la gola, con quel tanto di barba da Platone, commentò così: "Oh quanto bello sarebbe se bastasse un anello a far la differenza tra il giorno e la notte della vita..."

1 commento:

  1. ....;) un anello per domarli. Un anello per trovarli. Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli...quanta ipocrisia e amore per le apparenze!

    RispondiElimina