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sabato 5 maggio 2012

In onore di Trilussa


Casa Giannetti, si può ben dire ad alta voce, era casa di giornalisti al pelo d’angora. Roba fine – nonno, padre e figlioli tutti con la tessera dell’Ordine  - cosette per intenditori, non come certi spennutelli di oggi che, a interrogarli non san neppure distinguere, mettiamo ad esempio, il Pentateuco dai Vangeli.  Il nonno della dinastia Giannetti, Ubaldo, insieme col fratello, faceva ai tempi del Duce un giornale satirico per ridere alle spalle dei gerarchi e lo scriveva, impaginava e quasi stampava, ma senza scherzi, intorno al tavolo della cucina, mentre sua moglie, Donna Dolores, girava, tra i fumi d’inferno, la pasta corta nel pentolone al bollo.
Il padre, Alfredo, scriveva lunghi elzeviri ed editoriali per un giornale napoletano che oggi ancora esce, ma chi lo legge più. Il figlio, o meglio uno dei figli, era arrivato addirittura al Corriere della Sera, redazione romana, dove dai a scrivere di economia e manovre economiche, in una girandola di governi uno appresso all’altro che alla fine chi ci capisce un’acca. Gli altri due, i più giovani, erano l’uno militante e ufficio stampa nel Pci (e poi Pds e poi Ds e poi Pd e poi chissà che nome ancora…) e l’altro, udite udite, simpatizzante nientemeno che della Repubblica di Salò cui aveva dedicato mesi di studio per poi comporre un tomone che non trovava, va da sé, né editore né pubblico, cosa che lo indiavolava. I tre, giornalisti ognuno a modo suo, non facevano che litigare. Il primo, stirato nella sua grisaglia affumicata, difendeva il governo democristiano, il secondo, con la sua divisa di velluto a coste, gli sparava contro e il terzo, che era il tipo segaligno dell’intellettuale, poi sosteneva che la guerra doveva finir diversamente. Chi diceva una cosa, chi ne sosteneva un’altra,  chi alzava la voce, in un menar di ideologie e discorsi che avrebbero fatto girar la testa anche a Don Benedetto Croce. Intanto la madre, a gote gonfie, girava – come la sua avola – la pasta nel pentolone. Che strano: quando si udiva il grido: “Sono pronti gli spaghetti!”, non c’era più né scudocrociato né falce e martello e persino il ragazzo di Salò era d’accordo sul programma…  

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