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mercoledì 23 maggio 2012

I vizi delle donne

A un certo punto della mia vita, più o meno con il sole a mezz’asta, mi ritrovai, dopo una parentesi (felice a modo suo) a Domenica in, a far da addetto stampa e da traduttrice in una piccola casa editrice che portava un nome, secondo me, indegno per far letteratura, ma che era quello, ohilui, di un ex manager di non so più che azienda che, finalmente in poltrona, aveva deciso di impiegare la sua liquidazione ricca, inseguendo il suo personale sogno di fare lo scrittore.  Economista coi baffi, fu nell’oceano dell’editoria, un agnus Dei. Si fidò delle persone sbagliate, fallì e addio. Ma io, che facevo piuttosto benino il mestiere  mio, ebbi in quei due anni di attività, in giro per le redazioni a portare i libri nostri, la gran fortuna di conoscere, tra gli altri, Ugo Moretti, lui sì gran giallista e anche pittore, alla faccia di chi gli voleva male. Oh, nessuno più lo ricorda questo signore qui, che pareva il gran lombardo di Vittorini! Ma io sì che lo ricordo, con la sua testa bianca, un naso lungo, da pugile, due occhi di mare che gli davano una cert’aria solenne di antico Giove pluvio. Quando lo conobbi io (ché il mio editore voleva ripubblicare, mi par di rammentare, un giallo suo “Doppia morte al Governo vecchio”), alle dieci del mattino della mia vita, lui era già quasi pronto per il sonno dei giusti. Viveva in un appartamento affogato nei quadri che  indovinavo occupar persino il frigorifero; mi accolse con uno sguardo azzurro, neutro e tra noi non ci fu nulla di memorabile da ricordare. Né gesti né parole. Ma prima di andar via, mi regalò un librino suo dal titolo “Champagne di mattina” che ancora conservo, gelosa, nella mia personale libreria degli amici e dei fratelli. Con una scrittura di vento, vergò questa dedica: “A Ester perché sia introdotta alla malizia dei vizi delle donne”. E mentre copio paro paro la dedica sua, mi viene in mente, per quelle associazioni libere che sono il sugo della vita, un episodio capitato più o meno in quel periodo. Questo: io e Vivian corriamo lungo il Viale di Porta Ardeatina,  col Bastione del Sangallo a far ombra ai nostri pensieri; corriamo, rosse e spettinate e, secondo me (cresciuta a pane e principi azzurri) piuttosto brutte. Ma le macchine si fermano e gli uomini ci fischiano. E io a Vivian: “Ma non si accorgono che abbiamo il fiato mozzo e i capelli di Medusa?”. E lei, di due anni più giovane di me, sospira: “Non capisci. E’ proprio per questo…”   

1 commento:

  1. ....finito il tempo dei fischi per la strada.....ti accorgerai di essere diventata invisibile...:) :) :) (io lo so)

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