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lunedì 28 maggio 2012

Con Carla all'Ikea


Ieri mattina, col sole già in giacca e cravatta, all'Ikea con Carla, che è - tra le  amiche - una delle preferite. Passiamo dall'uscita, entrando da un ascensore grigio, una scatola, ma larga come una piazza d’armi, poi, infilandoci tra le casse fai da te con un firulì in viso, percorriamo controcorrente, a ritroso, i bianchi dedali fioriti di roba (e di clienti) che sono, numerosi e in serie e soldatini, in pancia al magazzino svedese, fino ad arrivare al reparto stoffe e telati dove io devo comperare pezze da trasformare in bennibags e lei un gran telo rosso, in odore di comunismo. Servirà, quel panno color sangue, da tappeto porporino ai libri antichi e alle prime edizioni che suo marito venderà  l’estate ventura (tra luglio e e agosto), al Festival dell'Unità, che si consuma, un poco stanco carico com’è d’anni, durante le notti romane alla Passeggiata archeologica.
Siamo lì, io e lei, tutte prese dalle bilancia (che par sfidarti, enigmatica e sorniona) a tagliare, pesare, etichettare le stoffe, quando ecco arrivare, barcollante sui suoi piedini bimbi, un certo signorino, alto una pulce, con un par di anelli chiari in capo e il pollice fissato, a mo’ di vite, in bocca. Mi viene proprio davanti, mi guarda, a occhi rotondi, la fronte percorsa da due fiumiciattoli e poi - plop, pollice libero - e serio serio, anzi una punta corrucciato, mi fa: "Tu non sei la mia mamma!". E il pollice torna in bocca. Mentre arriva la sua, profondendosi in scuse e per carità, trascinandosi via il piccolino,  a me e a Carla - che siam tutt'e due mamme - pare di avere in testa non più quel soffitto pallido d’Ikea, che sa di acrilico e profuma di nulla, ma un cielo azzurro come di lacca cinese, con tante nuvoline di filo di seta a farci su l’uncinetto...

Nella foto la ba ba black sheep bennibag che ho venduto a Michelle...

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