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venerdì 25 maggio 2012

Auto blu in Via della Gatta





Ieri, eccomi seduta, con mio figlio accanto, nella platea amaranto dell’aula magna di un certo liceo romano (che, in bocca, ha due bei draghi bianchi di marmo e in pancia tutta una collezione di animali impagliati e minerali che mi innamorano); eccomi seduta, dicevo, ad ascoltare il vangelo della preside, alta, elegante, con una gran spilla sul cuore, che spiega, senza far pieghe o rughe, certe attività modulari del liceo. Per me, l’argomento è esaurito e profumato d’appretto. Ma i genitori, si sa, figli dei collettivi del Sessantotto o giù di lì, han spesso una domanda in gola o sulla lingua e non sempre, per me, è  una domanda necessaria. Paziente, ascolto i punti interrogativi a volte superflui. Sorrido e, a un certo punto, di fronte a tanta chiacchiera, mi scappa un sospiro. “Mamma!”, mi sgrida il figliolo, compunto. E io mi tappo la bocca, ripromettendomi di essere solenne, di porpora e velluto, come la cornice che ci ospita.  La riunione è finita e mio figlio inizierà l’anno venturo, a Dio piacendo, il ginnasio. Usciamo nel sole, in una piazza divorata da un grande parcheggio e ci ritroviamo in Via della Gatta. Con calma, spiego a mio figlio che, a volte, quando si è di una certa mezza età come mamma sua, ci si fan meno problemi che da giovani col mondo. E mentre parlo,  bla, bla, bla, ecco sfrecciar per la via bruna, protetta dal felino d'Iside dell'Iseo campense,  tutto un corteo di automobili nere, dai finestrini bruniti, a sirene accese. E io, invece, di farmi da parte, timorosa, ho cominciato a fare ciao ciao alle macchine, con il braccio ben teso e la mano aperta a farfalla. E, non ci crederete, ma uno dei poliziotti in borghese, in occhiali e completo di tenebra, mi ha risposto ciao ciao con la mano. E mio figlio, un poco di brace, di parole poche: "Mamma ora ho capito".

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