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venerdì 18 maggio 2012

Alla corte della zia Lucia


Nonna Stella aveva due fratelli, ma per me, senza far torto a Francesco che era pianista del cuore, solo uno: il maggiore, Piero. Giovanissimo, avvocatino, gran signore, Piero aveva seguito, appena uscito dall’ovo, Mussolini fino a Roma. Poi, idealista com’era, era stato messo in un canto del Partito friulano, poi al confino per quasi tutto il Ventennio. Non so come né perché, il Duce, in rovina, lo chiamò nell’avventura  tragica di Salò.  Piero fu ministro della Giustizia, in quell’angolo di storia macchiata di sangue e di disperazione e vide e narrò, nelle sue memorie, (che ho letto) Mussolini in ginocchio e piegato, finito e in fondo già morto.
 Io lo ricordo, Piero, seduto in una poltrona, un plaid di tartan rosso a coprire le ginocchia, e mesto, vecchio, di cera come certe statue di santi conservate nelle sagrestie delle chiese di campagna. Oh quanto mi pareva lontano dal ritratto cupo, impudente, al carboncino, dei fascisti in fez alla bersagliera, tutti quanti birboni, cucinati a pepe e olio di ricino, che mi narravano i libri! Di lui, di Piero, vinto dalla storia, processato e assolto, però, con formula piena, conservo, gelosa, il regalo che mi fece – un libro, “Dante e il suo secolo”, con dedica: “Alla cara Ester lo zio Piero”. E in quel tremolio di cacografia sua, tutto il sale della sconfitta della Storia che lo aveva usato,  appallottolato e poi messo in un canto a friggere di noia e di disincanto. Nel ciclo di vinti…  Lo ricordo, dicevo, ed ero poco più che bambina portata da mia madre a conoscere lo zio, appunto, e soprattutto sua moglie, Lucia, splendida nei suoi quattro antichi quarti e purissimi di nobiltà austroungarica. Di quell’incontro, l’ultimo ché poco dopo lui morì e lei appresso, le memoria cancella, pietosa, il viso mio gonfio, acceso d’un eritema solare color carminio che mi ero guadagnata, per via di una sciata marzolina, nel riverbero della neve. La zia Lucia, donna Lucia, ignorò il mio rossore: “Ha dello chic!”, disse di me a mia madre,  la quale, risorta per la mia insperata promozione, si mise in tasca il complimento, mentre, io, basita, tentavo, invano, di tradurre quel latinorum in parole bambine… 

1 commento:

  1. .....:) forse il rosso carminio ti dona :)) buona domenica

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